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Domenica, 28 Luglio 2013

Il dibattito su Miss Italia, il ruolo della donna e la crisi del bello

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In questi giorni, sulla stampa locale imperversa la discussione relativa alla proposta di Margherita Cogo, di non finanziare più il concorso di Miss Italia in Trentino. Le motivazioni addotte riguardano l’uso di denaro pubblico per un concorso che, si dice, contribuisca a promuovere la mercificazione dell’immagine della donna. Per contro gli organizzatori ne esaltano l’importanza, sia dal punto di vista turistico, sia per le opportunità lavorative date dalla visibilità che esso offrirebbe alle aspiranti miss, nonché alla presunta sicurezza in se stesse che queste ragazze acquisirebbero sfilando in passerella.

La riflessione che ne scaturisce leggendo i vari dibattiti, non riguarda però le opinioni degli uni o degli altri, ma obbliga ad un’analisi ben più approfondita dell’attuale situazione della nostra società.

E’ il ruolo della donna ad essere messo in discussione. E’ la profonda crisi del bello a disorientare tutti.

Dopo la presunta emancipazione femminile, la donna si è progressivamente trovata senza un ruolo preciso, senza una vera identità. Divenuta in breve tempo una competitor dell’uomo in campo lavorativo, spesso si trova a dover essere contemporaneamente lavoratrice, moglie, madre e magari anche figlia che si deve prendere cura dei genitori divenuti anziani. E’ indubbio che non si possa riuscire ad assolvere a tutti questi compiti, con pari attenzione e diligenza. E’ umano che una donna in carriera non possa essere anche madre e moglie presente o che, viceversa, una madre che voglia ella stessa allevare i propri figli, senza demandarne l’incarico ad asili nido o a terzi, non riesca a lavorare otto ore al giorno per cinque o sei giorni la settimana, anche se molte donne lo fanno senza troppo lamentarsi.

Già solo riflettendo su questo aspetto della vita quotidiana femminile, il dibattito su Miss Italia assume una valenza quasi grottesca…

Se poi ci si addentra in aspetti più profondi e si analizza la questione da un punto di vista socio-culturale, questa discussione appare completamente vuota e priva di senso: è la percezione del bello ad essere in crisi. Ma non solo da un punto di vista estetico, perché i canoni di bellezza estetica cambiano con le epoche.

Nel dopoguerra il primo concorso di Miss Italia è nato per dare un po’ di "leggerezza" alla popolazione e i canoni femminili del concorso facevano risaltare una femminilità autentica e curvilinea, lontanissima dall’immagine di donna proposta dalle attuali passerelle, dove le forme sono un difetto e dove si privilegia una femminilità androgina.

Il punto è che non si riesce più a creare qualcosa di veramente bello. Pensiamo all’arte contemporanea e paragoniamola all’arte intesa da Da Vinci e Michelangelo. Pensiamo all’architettura degli ultimi 50 anni e paragoniamola ai palazzi costruiti in epoca rinascimentale. Pensiamo alla musica e paragoniamo il frastuono inascoltabile o le banali canzonette di oggi con le opere classiche di Mozart, Beethoven e moltissimi altri compositori del passato.

In una società ridotta a compiacersi del nulla assoluto, abituata a vivere di clichè, di luoghi comuni, di canoni estetici imposti da chissà chi, costretta a rincorrere mode in continuo cambiamento, obbligata a uniformarsi costantemente a tutto ciò che viene artatamente propinato dai media, a cosa può servire un concorso di bellezza? Ma quale bellezza, se nessuno ha una propria idea di cosa sia “il bello”, se nessuno riesce a formarsi una propria opinione su cosa sia veramente piacevole alla vista, all’udito… all’anima?

Non stupiamoci poi della costante crescita di interventi chirurgici estetici, dove è proprio la donna ad essere vittima della continua rincorsa ad una bellezza che, alla fine, non potrà mai essere tale in quanto finta. E’ la naturalità la vera preziosa bellezza, che scaturisce soprattutto dal fascino di una complessità intellettuale e da una sensibilità interiore che nessun chirurgo e nessun make-up può creare o modificare. Abbiamo dimenticato il valore dell’Essere e lo abbiamo sostituito con l’Apparire. Abbiamo cercato invano una bellezza ed abbiamo creato una società inguardabile e invivibile.

E’ quindi palese per chiunque si addentri, anche solo superficialmente, in una riflessione che analizzi la situazione dell’umano vivere e sentire nella società odierna, che il dibattito sui finanziamenti provinciali al concorso di Miss Italia perda completamente il proprio senso. Abbiamo veramente ben altro di cui preoccuparci. Vi sono ben altre e più complesse priorità. Per non parlare della crisi economica e di come la Provincia potrebbe meglio spendere questo denaro (anche se poco) investendo in ammortizzatori sociali più efficaci…. Ma questo è un altro discorso, che riguarda un aspetto più materiale della situazione attuale.

 

Cinzia Albertini

 

 

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