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EUROPA OGGI

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Mentre il Presidente Usa gioisce per l’accordo siglato a Ginevra, tra i 3+3E+1 e l’Iran relativo al decennale contenzioso sullo sviluppo nucleare di quel Paese, il Parlamento greco sta approvando una legge che prevederà la pena del carcere per quanti non si atterranno alle direttive UE.

Sono almeno dieci anni che il governo comunitario che ora raggruppa 28 Stati, anche molto diversi per lingua, tradizioni e storia, vara provvedimenti basilari per la vita dei cittadini che vi abitano, senza che nei rispettivi Paesi vi sia la possibilità di un’adeguata discussione politica.

 

 

Decisioni che producono ripercussioni rilevanti sulla vita di tutti i giorni e sulla sua pianificazione futura, passano pressoché inosservate alla cittadinanza dei vari Paesi interessati, riassunte talvolta in nomi che prendono lo spunto dal luogo ove esse sono state assunte: Basilea 1, Basilea 2, Schengen, solo per citarne alcune.

 

Così, l’antica idea di Carlo Magno di unificare sotto un unico governo il continente europeo, ha trovato attuazione negli aspetti economici ed in quelli ad essi connessi.

Nella moneta in primo luogo e nella quasi libera circolazione delle merci.

Si è pensato ad abbattere le frontiere e quindi oggi è possibile circolare tra gli stati, evitando di dover mostrare ai vari gabellieri, disposti ai valichi, quante paia di mutande portassimo al seguito (…apra le valigie per favore…) e, fatte le debite eccezioni, possiamo anche evitare di dotarci delle varie monete in uso in ogni singolo stato, evitando di dover eseguire  per ogni transazione il calcolo del valore di cambio. Abbiamo però potuto presto constatare che l’assenza di una carta costituzionale condivisa, ha precluso la produzione di leggi univoche e condivise, creando, di fatto, situazioni di disparità tra le condizioni dei cittadini che compongono il composito mosaico culturale della UE.

Per esempio, l’Inghilterra ha mantenuto la propria moneta e tra le altre cose, la guida a destra, elemento non di poco conto per la circolazione sulle strade. La Danimarca ha anch’essa la propria moneta e un’abitudine tutta particolare nell’accogliere determinati pagamenti effettuati con il denaro elettronico. Ci sono Paesi nel cuore del continente, che applicano norme che regolano i rapporti finanziari in modo ampiamente difforme a quello adottato in altri e via dicendo.

Lo sforzo politico compiuto per aggregare tutte queste realtà geopolitiche, che sino ad un passato recente si sono spesso confrontate militarmente, spinte dagli opposti nazionalismi, è stato lodevole, ma oggi, alla riprova degli effetti da esso prodotti, è difficile non comprendere che la nobiltà dell’intento sia stata superata da altre finalità, tra le quali, quella per il tornaconto economico di “entità” che appaiono sovranazionali è di gran lunga la prevalente.

In assenza di una legittimazione costituzionale condivisa, la promulgazione di leggi fondamentali per la vita dei popoli che vi si debbono assoggettare risulta un’imposizione, contrastante con i principi del diritto dal quale emanano le democrazie dei Paesi che compongono l’attuale governo europeo.

L’esempio della Grecia, che ha subito severe imposizioni alla propria economia, che stanno producendo effetti  sconvolgenti sull’assetto sociale e sulle condizioni di vivibilità della popolazione, potrebbe essere seguito da altri Stati dell’Unione.

E’ ora tempo che, dall’attenzione per le emergenze finanziarie ed economiche, si passi a quelle per l’affermazione dello stato di diritto ed all’emanazione delle normative ad esso afferenti, intese a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, adeguandole a quel livello di civiltà e progresso costantemente ricordato nei discorsi politici ufficiali, dando spazio e impulso al dibattito filosofico, prima che politico, per dar vita ad una nuova etica, fondata sui migliori valori del pensiero europeo, ricordando che economia e finanza sono strumenti per la vita dell’uomo e non divinità da venerare, alle quali assoggettare  il destino di milioni di persone, non riassumibili in sintetiche identificazioni di lettere e numeri, mutuate da formule algebriche.

 

Stefano Radi

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