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Domenica, 16 Febbraio 2014

IL NUOVO CORSO

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Ebbene, tra pochi giorni avremo il nuovo Presidente del Consiglio: il quarto in quattro anni, ci dicono i giornali.

In questa Nazione, che le onnipresenti classifiche riportano sistematicamente arretrata nel corso degli ultimi lustri tra le ultime per il rispetto delle regole democratiche, soprattutto per la capacità dell’informazione di riferire ai propri lettori/cittadini, con la necessaria puntualità e completezza sui temi di effettivo interesse per la vita di ciascuno, avremo un nuovo governo, eletto da non si sa chi.

In questo contesto, anche l’affermazione di un ex presidente del consiglio, condannato in via definitiva, che non si comprende per quale oscuro motivo non sia indotto all’espiazione della pena inflitta o amnistiato, appare come scolpita nel granito: “…io, ultimo presidente eletto” è platealmente critica, rispetto all’inosservanza fondamentale non delle regole della nostra democrazia, ma del rispetto dell’intelligenza degli elettori.

Chi ha eletto Renzi? Gli elettori del PD, alle primarie del partito. Ma gli elettori del PD riassumono forse gli elettori della nazione?

Chi aveva eletto Monti? Nessun elettore italiano, mentre per Letta una formale parvenza di rispetto delle regole vi era stata, anche se il capovolgimento di maggioranze e le nomine di ministri, politicamente sconosciuti persino alla propria cerchia di amici, aveva costituito un’evidente forzatura.

L’Italia ha perso in questi ultimi due anni, alcune migliaia di aziende storiche. Quelle aziende che oltre ad occupare ciascuna centinaia di addetti, spesso particolarmente specializzati, contribuivano a costituire quel complesso di “saper fare italiano” che si fonda su ingegno, impegno e intraprendenza, tra le migliori al mondo.

L’affossamento economico/industriale dell’Italia, operato prima con alcuni provvedimenti tremontiani, poi con l’incisività montiana, ha portato allo “spianamento” dell’economia reale del Paese.

Rimangono desti ed in grande salute il pubblico impiego e le aziende che, dalla politica, ovvero dai soldi dei contribuenti, traggono i capitali per prosperare. Tanto quanto è sufficiente, perché la flessione generale del livello di vita, non si ripercuota oltremodo sulle vendite e non generi tumulti, improvvidi per l’esistenza di un mercato che vuole continuare ad ottenere i benefici economici che gli derivano da un’elevata propensione alle spesa dei cittadini italiani.

In questo contesto sociale, il presidente di uno dei maggiori gruppi industriali nazionali, di una delle aziende maggiormente beneficate, da un secolo a questa parte, a vario titolo, dalla contribuzione pubblica, afferma che i giovani italiani non hanno voglia di lavorare. Questa dichiarazione si aggiunge a quella resa qualche anno or sono da un ex ministro della Repubblica, celebrato dalla stampa come uno dei massimi economisti europei, rimasta famosa alle cronache, secondo la quale i giovani italiani sarebbero dei “bamboccioni”, che preferiscono restare inerti al provvido riparo dei tetti paterni, piuttosto che avventurarsi per i sentieri della vita ad affermare il proprio valore nel lavoro.

Si dia all’Italia la possibilità di vivere secondo la propria Costituzione, abrogando quel coacervo di leggi e decreti, promulgati sotto dettatura di gruppi di potere e conventicole di “baciapile” e si emani una legge elettorale, che consenta l’effettiva espressione della volontà popolare. Gli italiani sapranno trovare quell’unità d’intenti necessaria per creare governi in grado di completare le legislature e fornire al Paese quelle norme, soprattutto di giustizia civile ed equità fiscale, necessarie per creare le condizioni per fornire spazio all’applicazione dell’ingegno nazionale, alla volontà di fare e quindi di creare lavoro e benessere per tutti.

I giovani devono poter ritrovare le ragioni per applicarsi alla vita, con l’entusiasmo che la natura loro fornisce, riscoprendo la soddisfazione nell’apprendere, nel desiderio di manifestare la propria prorompente soggettività nella capacità di impiegare l’intelligenza nel lavoro, nel  costruire ciò che tangibilmente attesta le rispettive capacità e costituisce la realizzazione delle personali aspirazioni.

Trascorso questo carnevale, la si smetta quindi, finalmente, con gli scherzi e le finzioni. Le varie maschere d’imprenditori fasulli, di politici impostori, di manager furbetti, di esperti prezzolati, di giornalisti racconta balle, siano riposte nei bauli e dimenticate per sempre. Questo sarà “Il nuovo corso” di un governo per l’Italia degno delle proprie funzioni.

 

Stefano Radi

 

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