Contenuto Principale
Domenica, 10 Agosto 2014

Pensiero di Ferragosto

Postato da  

Nove agosto 2007: Bnp Paribas congela tre fondi d’investimento impegnati con i mutui americani. E’ l’inizio della crisi economica che ancora attanaglia l’Italia.

Senza gli interessi record sul debito da pagare e per il quale sono stati finora corrisposti 1650 mld, l’Italia sarebbe il Paese europeo con il saldo migliore tra entrate e spese delle PA degli ultimi 20 anni. Fino al 2007 l’Italia era l’unico Paese che aveva ridotto il proprio debito pubblico in rapporto al PIL,. Poi a causa della crisi dal 2008 è cambiato tutto, fino a far lievitare il saldo a fine 2013 al 132% del PIL.

Il prezzo pagato dal Paese è alto. L’avanzo primario ha significato una tassazione maggiore, minori spese correnti e investimenti, riduzione dei consumi. Ciò ha comportato un trasferimento massiccio di risorse dall’economia reale alla finanza, con effetti disastrosi sulla crescita.

E’ questa in sintesi, la tesi esposta questa settimana dal Corriere della Sera in un pezzo di Fabio Tamburini. Ad avvalorare questa visione, viene proposta un’analisi comparata sulla finanza elaborata da Roberto Poli, ex presidente ENI, già consulente di Prodi e Berlusconi , che ritiene l’Italia ostacolata dal “peccato originale” che si trascina dal 1992, anno della firma del Trattato di Maastricht, da essa sottoscritto pur avendo un parametro del tutto fuori controllo: il debito pubblico, che rappresentava il 104,7% del PIL contro il 42% della Germania, il 39,7% della Francia e il 45,5% della Spagna.

Poli individua in tre passi principali le azioni che il governo Renzi dovrebbe attuare per ridare slancio all’economia del Paese, premesso che essi dovranno essere straordinari, incisivi e contemporanei:

1)     Riduzione dello stock di debito pubblico per un ammontare di almeno 400 mld, destinando parte importante del risparmio d’interessi alla riduzione delle imposte alle imprese ed ai cittadini, favorendo in tal modo la crescita;

2)     Revisione straordinaria e completa della spesa pubblica, per ridurre il deficit annuale puntando su un  forte aumento della produttività e meccanismi avanzati di controllo;

3)     Approvazione di nuove regole che, mantenendo la libertà di spesa delle amministrazioni locali e degli enti centrali, assicurino che essa proceda secondo criteri di produttività.

E’ infine necessario secondo questa analisi, convertire una parte significativa dello stock di debito pubblico in quote di un fondo del patrimonio pubblico, da valorizzare  e rendere redditizio tramite una gestione professionale con obiettivi chiari.

Nel contempo occorrerà riconsiderare e riqualificare le spese, distinguendo quelle obbligatorie, destinate a soddisfare le esigenze di base dei cittadini e quelle facoltative, rivedendo selettivamente le prime e tagliando le seconde.

Dopo il sostanziale “benservito” reso questa settimana al terzo lacchè di stato dal Presidente BCE Mario Draghi, ecco che si riflette, forse, sul fatto che quanto scaturito dalle approfondite analisi del Fondo Monetario Internazionale nel gennaio del 2007, relative all’infondatezza degli effetti positivi dell’austerità (meno deficit=più fiducia, ovvero più investimenti privati) avesse più senso pratico. In sostanza le misure di risanamento decise dai “preti neri” della finanza europea, avrebbero dovuto essere diluite nel tempo.

Appare strano che queste riflessioni, autentiche ovvietà, caratterizzanti un’economia che non può funzionare senza un continuo movimento del mercato, siano poste all’attenzione più ampia dell’opinione pubblica stesa sotto gli ombrelloni.

Difficile sarà spiegarle nelle prossime settimane che per uscire dall’impasse procurata dal debito pubblico, ad alimentare il quale si vuol surrettiziamente sostenere abbia contribuito ogni italiano, direttamente o indirettamente, sia necessaria un’ulteriore limitazione delle libertà personali, attuata sotto forma di nuovi logici provvedimenti normativi interessanti vari ambiti della vita dei cittadini.

Draghi l’ha detto chiaramente: dovrà essere data ulteriore sovranità all’Europa.

Nemmeno l’abbattimento dei fondamentali costituzionali ad opera di un premier non eletto, deciso dalle urne di fedelissimi elettori del PD, convinti di votare per l’elezione di un leader di un partito che, dei propri ideali non ha più il ricordo, potrà fermare l’intromissione improvvida nella vita di tutti gli italiani, delle decisioni di un gruppo di ragionieri (con tutto il rispetto per la professione), che hanno dimostrato negli ultimi decenni di dire solo grandiose fesserie, utili alla soddisfazione della cupidigia di una minoranza di abitanti del mondo.

E la riforma del PIL che fine ha fatto? I suoi parametri più volte posti in discussione perché non sono ancora stati modificati? Difficile. Più facile abolire il Senato italiano, imporre leggi democraticide alla Grecia, creare milioni di disoccupati, rendere la vita schiavitù del lavoro.

Crescita a qual fine? A cosa servono le macchine, la tecnologia, l’efficienza organizzativa se non per migliorare la qualità della vita dell’uomo? Perché non possiamo rinegoziare i parametri di Maastricht, città il cui nome è divenuto odioso sinonimo di imposizione e vessazione per milioni di cittadini d’Europa?

A queste banali domande da spiaggia, sarebbe tempo che l’opinione pubblica nostrana volesse ricevere risposta, al rientro dai patrii lidi e monti.

Stefano Radi

 

Lascia un commento

La redazione si riserva la facoltà d i pubblicare o meno i commenti inviati

Ricerca / Colonna destra

Notizie Random

  • L’onestà è un optional a pagamento?
    Scritto da
    Dopo l’euforia per il risultato elettorale colto dal PDRenzi alle ultime elezioni europee, agli onori della cronaca sono balzate le notizie relative alle inchieste giudiziarie inerenti l’expo Milano e il Mose di Venezia. Fiumi di denaro finiti nelle tasche di coloro che dovevano gestire oculatamente i fondi stanziati per queste opere; distrazione sistematica di fondi ingenti, utilizzati per fini personali, senza alcuna remora e ritegno. Tanto affiora da quanto posto a disposizione della stampa.
    Leggi tutto...

Utenti online

Abbiamo 208 visitatori e nessun utente online

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie premi il pulsante qui sotto