Contenuto Principale

Do you speak English?

Postato da  

Questa è una delle domande più banali, che sempre più spesso viene rivolta ai candidati per un lavoro.

La risposta frequente è si, anche se poi, in realtà, la conoscenza della lingua d’oltremanica potrebbe assolvere all’ordinazione di un panino al McDonald.

Persino italianissimi negozi di confezioni e di quant’altre carabattole l’offerta abbonda, usano ed abusano nelle proprie esposizioni di merce, di termini della lingua inglese. Gli inglesismi esotici, tratti qua e là nel fraseggio d’atteggiamento, sono stati sostituiti da parole che sono di fatto entrate a far parte del lessico comune.

Così, tra abbreviazioni e troncature, tipico “slang” da SMS e proliferare di termini inglesi, l’italico idioma resta una necessità per extracomunitari e balcanici, preoccupati di comprendere e farsi comprendere.

Subiamo il preponderante fascino di una lingua, che dal dopoguerra ha veicolato Coca Cola, gomma da masticare, grossolani pantaloni di tela blu e più tardi accordi musicali frastornanti. Oggi chi non è in grado di comporre una frase in inglese è “out”.

Però, dati freschissimi, utilizzati questa settimana per il dibattito alla Camera per l’adozione di nuovi dispositivi di legge a salvaguardia del Made in Italy, ci dicono che nel mondo vi sia un fatturato di 30 miliardi di euro, derivante da prodotti marchiati “made in Italy”, che d’italico non hanno nulla.

Sono produzioni totalmente e legalmente fabbricate in altri Paesi del mondo, completamente estranee alla filiera produttiva nazionale.

Il “prodotto in Italia” tira, ma gli italiani ne sono inconsapevoli. Se quei 30 miliardi di euro derivassero da produzioni nazionali, genererebbero posti di lavoro, reddito e conseguente gettito fiscale per le ansimanti e bramose casse statali.

Forse, dato il gradimento riscosso dai prodotti “Made in Italy”, sarebbe il caso d’iniziare ad usare l’inglese quando serve e parlare un po’ più d’italiano, correttamente, possibilmente, contribuendo a veicolare la nostra cultura ed agevolare la conoscenza dell’autenticità dei nostri prodotti, utile per separare il grano dal loglio.

 

Mirco Cattani

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

La redazione si riserva la facoltà d i pubblicare o meno i commenti inviati

Ricerca / Colonna destra

Notizie Random

  • Piccolo viaggio nell'anima tedesca
    Scritto da
    Titolo: Piccolo Viaggio nell’anima tedesca Autore: Vanna Vannuccini e Francesca Predazzi Editore: Feltrinelli “Durante la lettura di questo libro mi è capitato di incontrare un amico di vecchia data e, nel parlare dei miei frequentissimi viaggi in Germania, ha sentenziato: “io odio i tedeschi!”. La mia domanda è nata spontanea: “Quanti tedeschi conosci personalmente per poter affermare di odiarli?”. La risposta è stata, come mi aspettavo, evasiva: “Ma dai, lo sanno tutti che sono antipatici!”. I soliti luoghi comuni dunque. Oltre a fare di tutta l’erba un fascio, ci eleviamo a indiscussi giudici di un popolo che non conosciamo e…
    Leggi tutto...

Redattore

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie premi il pulsante qui sotto