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Grandi riforme, grande coerenza.

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Grandi riforme, grande coerenza.

E infine venne la “legge di stabilità”. Il solo nome è un programma, un modo per camuffare ciò che stabile non è affatto specie per chi deve lavorare, veramente, per vivere.

Secondo gli annunci dell’ineffabile premier, la manovra doveva abbassare le tasse di 18 miliardi. Dopo il calo del 2015, a cui contribuirà certamente il “bonus bebè” per le neo mamme, nel 2016 ci sarà un aumento di… 18 miliardi, al quale seguirà quello di 24 nel 2017 e di 28 nel 2018. Eccezionale! A separarci da tanta provvidenza manca solo la vidimazione della Ragioneria Generale dello Stato.

La manovra prevede da subito un aumento dell’IVA. Incrementandosi progressivamente sino al 2018, nei valori di tutte le aliquote. Quali effetti questo provvedimento possa avere sui consumi è facilmente comprensibile, considerando inoltre che l’IVA colpisce gli strati di reddito medio bassi. Quest’ultimi però, secondo la magnanimità presidenziale, beneficeranno di una riduzione di 80 euro sull’Irpef. Peccato che, negli anni a seguire, siano previsti dei tagli alle detrazioni che varranno 4 miliardi nel 2016, per proseguire con livelli di circa 7 dal 2017 in poi.

Anche la riduzione dell’Irap per le aziende, annunciata e stimata dal brillante premier in 6,5 miliardi per il 2014, raggiungerà forse i 4, poiché già a partire da quest’anno, saranno annullate varie precedenti riduzioni delle aliquote, a cominciare da quella del 10% strombazzata a maggio prima delle elezioni europee.

Anche i fondi pensione, beneficeranno dell’attenzione della legge di stabilità, con un aumento delle tasse pari al 9,5%. Questo prelievo, ad oggi, sembra avrà effetto retroattivo dal 1 gennaio 2014.

A questi seguono altri prodigiosi interventi, in tema di fondazioni, coperture per la cassa in deroga e nuove mirabolanti iniziative per la lotta all’evasione del solito cittadino, pollo stracciaculo.

Per essere obiettivi ed uscire dalle interpretazioni del marketing di Stato, bisogna ricordare che i vari tagli alle detrazioni, pur non essendo aumenti di tasse, costituiscono un reale incremento delle imposte corrisposte dal cittadino.

Nell’attesa delle grandi riforme reiteratamente annunciate, con slide e pennarelli, prendiamo atto della grande coerenza, con i peggiori governi del recente passato.

 

Mirco Cattani

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