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Sabato, 27 Dicembre 2014

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Il mistero del lavoro

Il dinamico premier di cui disponiamo, nelle recenti comparsate televisive ha assicurato nuove possibilità di lavoro scaturenti dalle miracolose riforme adottate dal suo governo.

Dove nessuno è riuscito negli ultimi vent’anni, riuscirà a lui per effetto di un’ulteriore deregulation. Intanto ciò che tutti i lavoratori sanno è che, misteriosamente, anche le professionalità più dotate stentano non solo a trovare collocazione, ma a mantenere quella esistente.

Tutti, ma proprio tutti sanno che è la capacità professionale a sviluppare nel corso degli anni, con il suo perfezionamento e arricchimento di conoscenze, la possibilità di svolgere un lavoro. Dal curriculum vitae stilato da giovani alla prima esperienza, si passa nel corso degli anni ad un “pedigree professionale”, che un tempo consentiva di poter guardare alla propria posizione lavorativa con sicurezza, anche se non si occupava un posto pubblico.

Oggi, tra la folla dei disoccupati vi sono professionalità di vario tipo e livello. L’assenza di lavoro colpisce trasversalmente le fasce d’età, le tipologie professionali, i differenti livelli di specializzazione e competenza, i sessi. Com’è possibile?

Non c’è lavoro. Recenti normative dissennate hanno dato il colpo di grazia a quel poco di domanda, che ancora muoveva il mercato in alcuni settori. Persino l’italica raccomandazione è stata strutturata all’interno di appartenenze a conventicole pervasive, politicamente sostenute persino da ministri della Repubblica.

Il lavoro non è quindi più un diritto sancito dalla Costituzione, ma un privilegio al quale pervenire non certo per merito. In questo quadro, chiunque cerchi un’occupazione sa che è tempo perso.

Per i più attivi meglio guardare altrove, fuori dai confini nazionali, alimentando una nuova emigrazione, ora intellettuale. Per gli altri non resta che ricorrere al sostegno di terzi, quando possibile, con le complicazioni psicologiche che ciò genera nei migliori e nei più sensibili.

Appare chiarissimo come, il legislatore, più che voler contenere l’aumento di salari e stipendi, risanare le finanze pubbliche, asseritamente sfiancate dagli oneri derivanti da pensioni troppo presto erogate, abbia inteso perseguire ben altri fini.

Obiettivi, già nel medio termine disastrosi per le stesse finanze statali. Già, perché del bene supremo dei cittadini, della loro possibilità di legittima autorealizzazione, del benessere pubblico che essa crea, non importa assolutamente a chi riassume le priorità di una nazione nella sua economia.

Ma nell’attuale modello di vita capitalistico-liberista, l’economia di un consesso sociale non si schioda di un millimetro, se non vi sono consumi.

E’ questo il mistero.

Seppure con una disoccupazione e sottoccupazione che supera il 25% degli idonei al lavoro, lo stato procede impassibile con politiche fiscali che sfiorano il 50% di pressione e il premier ineletto, dichiara beatamente e convintamente ai telespettatori che con le sue riforme la situazione migliorerà. Evidentemente conosce una misteriosa pozione da introdurre nei server del ministero del lavoro ed in quello dell’economia per far scaturire norme salvifiche.

Siamo alla fine di un altro anno, tra i peggiori per l’Italia del dopoguerra. Chi ha senno, non attenderà che il mistero del lavoro sia disvelato dalla taumaturgica terapia dell’ennesimo imbonitore.

Buon anno!

 

Mirco Cattani    

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