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    I giornali servono ancora?

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    I giornali servono ancora?

    Su moltissimi giornali è apparsa la pubblicità che promuove un’iniziativa editoriale, promossa da alcune decine di testate, accorpate sotto il nome di “Edicola italiana”. Sottoscrivendo l’abbonamento si potranno leggere vari giornali in formato digitale.

    “L’unione fa la forza”, recita un vecchio adagio popolare, perché è noto come da anni la stampa italiana, persino quella quotidiana, delle grandi testate, il cui controllo di maggioranza è talvolta al centro di contese tra grandi gruppi industriali o singoli azionisti, nonostante gli ingenti contributi pubblici, versi in difficoltà economiche.

    Nonostante il continuo calo delle vendite, in esse comprendendo anche quelle provenienti dalla lettura digitale, gli stipendi dei megadirettori restano a livelli strabilianti, tanto più illogici se sottoposti alla fredda ratio dell’utile economico prodotto al rispettivo editore.

    Ma il punto è proprio questo.

    Non si tratta di difficoltà di comunicazione, di carenza di argomenti, notizie, approfondimenti, da proporre ai lettori, ma di uniformità tematica, assenza di pluralismo di pensiero, mistificazione deliberata dei fatti, in modo da costruire un’opinione pubblica, con la beffa d’essere a pagamento, funzionale ad una politica nazionale ed estera, totalmente estranea e spesso collidente con gli interessi del lettore, cittadino, lavoratore, contribuente.

    In questo consiste il grande valore giornalistico dei megadirettori e la corrispondente ragione della progressiva disaffezione dei lettori.

    E’ un processo che comunque muove a rilento, dove la carenza di marginalità per l’editore, è compensata dai benefici che il gruppo economico di riferimento, può trarre dalla gestione di un’opinione pubblica docilmente sottomessa ai propri voleri. Ma, alla lunga, il lettore se n’è accorto.

    Troppi i silenzi su fatti e argomenti di valenza rilevante per la vita di ciascuno, evidenti le inutili enfatizzazioni di accadimenti marginali, fuorvianti l’attenzione dai problemi reali del luogo, della Nazione, del Mondo. Per comprenderne le dimensioni e l’entità è sufficiente l’attenzione che, ad esempio, qualsiasi studente diligente, può porre agli accadimenti salienti internazionali o nazionali, dedicando mezz’ora del suo tempo su vari siti internet.

    Basse vendite, minori introiti pubblicitari. Il gatto rincorre la coda. Ed ecco quindi l’ennesima trovata di marketing, intesa ancora una volta non al beneficio pubblico, ma all’interesse privato, ovviamente a spese del cittadino.

    Al lettore, la palla.

     

    Mirco Cattani  

     

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