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    Fin che dura la pazienza

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    Fin che dura la pazienza

    Uno degli ennesimi sondaggi affidati ai soliti “maghi” dell’indagine sull’opinione pubblica, ha rivelato che il vento a favore del parolaio fiorentino s’è dissolto.

    Il risultato delle elezioni regionali ha posto in agenda un rimpasto governativo che ha come principale obiettivo l’avvicendamento del premier ineletto. Il 40% dei voti delle europee s’è involato, mentre gli unici due piddini divenuti governatori in Puglia e Campania, sono rispettivamente il primo, Emiliano, un oppositore del ciarliere, il secondo, De Luca in attesa d’essere disarcionato dalla legge Severino.

    La medesima indagine rivela che in caso di elezioni, la galassia dei partiti di destra faticherebbe a raggiungere la soglia del 3%. All’opposto, una sinistra guidata da Landini otterrebbe il 10%: troppo poco per fare alcunché.

    Il PD dilaniato dalle faide interne alimentate dalla vecchia guardia, peraltro sfiduciata dall’elettorato, appare in rotta totale anche nei feudi tradizionalmente incrollabili dell’Emilia Romagna, con elettori in fuga a destra e sinistra estrema.

    Forza Italia con la mummia berlusconiana sorretta da donnine varie, non giungerebbe al 10% e Salvini, pur moderando i toni, non supererebbe il 16%. Il partito maggiore potrebbe rivelarsi il 5 stelle, emendato di Grillo, con la nuova stella Di Maio, a convincere l’elettorato di centro.

    Per motivi diversi, per molti degli schieramenti politici sarebbe impossibile legarsi in alleanze su programmi caratterizzati da priorità inconciliabili, ragione per la quale, il colle, farà tutto quanto gli è possibile per evitare uno scioglimento anticipato delle camere, sperando nell’evoluzione degli eventi.

    Su quest’enigmatico prossimo orizzonte politico, del quale l’uomo della strada non ha percezione, né alcuna considerazione, s’innesca la quotidianità, fatta di: un’insufficiente giustizia civile, che fa avvertire l’assenza di certezza del diritto, peraltro calpestato da leggi e decreti quotidianamente emessi dal governo con addotte ragioni di fittizie emergenze;

    l’inefficienza della burocrazia, che crea costi alle aziende e allontana il cittadino dalle istituzioni;

    l’esagerato livello delle imposizioni fiscali e la sua farraginosità, che incombe su ogni cittadino e sulla sua intraprendenza, molto più dell’asserita rigidità dei rapporti di lavoro, elevando i costi di produzione.

    In qualche modo e soprattutto perché costretti dalle loro stesse scelte, dalle condizioni di vita, dai legami familiari, la maggioranza degli italiani continua a lavorare e tentare di trovare il modo migliore per continuare a farlo, nella speranza che il disagio collettivo imponga alla politica scelte diverse, tali da riportare armonia sociale e fiducia nel futuro.

    Fino a quando avranno fiducia e soprattutto pazienza? Sino a quando saranno quell’opinione pubblica “di centro”, da corteggiare elettoralmente confidando nella virtù di Penelope?

     

    Mirco Cattani

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