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Discorso della servitù volontaria

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Discorso della servitù volontaria

Titolo: Discorso della servitù volontaria

Autore: Etienne De la Boétie (Filosofo e umanista, 1530-1563)

Editore: Classici Feltrinelli

 

Talismano dei disobbedienti, manifesto segreto di ogni libertario: il Discorso della servitù volontaria è un capolavoro clandestino che non perdona.

L’autore sostiene che i tiranni detengono il potere perché sono i sudditi a concederglielo volontariamente (servitù volontaria), preferendo la sicurezza di vivere miseramente alla dubbia speranza di vivere agiati;

indotti da circenses, scrupolo religioso, corruzione ed abitudine, quella capace di forzare qualsiasi inclinazione naturale alla libertà e di far diventare naturale ciò che non è connaturato all’uomo, gli asserviti mettono la propria vita nelle mani di un'unica persona. Boètie deplora quindi la tirannia e, con essa, ogni forma di governo (nonché credo religioso) che neghi agli individui la libertà radicale, il potere di tutti e di ognuno. L’oppressione si regge infatti anche sulla connivenza delle vittime, uomini che amano le proprie catene più di se stessi.

Per enfatizzare questo concetto, l’autore giunge perfino a definire la tirannide “democratica” nel consentire a ciascuno di farsi oppressore dell’altro; afferma, infatti, che il tiranno sottomette i sudditi gli uni per mezzo degli altri. L’unica soluzione è che il popolo stesso combatta il despota, non con la forza,bensì nel modo più pacifico che ci sia: smettendo di obbedire.

 

Cinzia Albertini

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