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Giovedì, 22 Maggio 2014

Quale governo per questa Nazione?

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Siamo alla vigilia di una nuova consultazione elettorale europea, che per circa 4000 comuni italiani accorperà anche il rinnovo delle cariche municipali.

La valenza di queste consultazioni è anche un test per il nuovo governo; il terzo che si succede a governare senza scaturire dal consenso popolare.

Il fremito che anima gli umori di questa Nazione, che superficialmente appare distratta dalla politica, per parte schifata dalle sue nefandezze, non è ormai più controllabile dai vari partiti, tutti afflitti da scandali, scissioni e beghe interne, i quali nemmeno in provincia riescono a coagulare intorno ad essi interessi estranei al tornaconto personale.

In questo clima, si succedono le inchieste che coinvolgono primari e apparentemente rispettabilissimi esponenti del mondo dei grandi affari, delle banche, delle aziende che, dalla politica, hanno avuto molto: troppo e purtroppo, sempre, in termini di appalti, denaro e normative compiacenti.

La banalità degli intrallazzi intessuti e le modalità utilizzate da costoro per orchestrarli e gestirli è avvilente, per l’ingegno di qualsiasi delinquente che abbia considerazione di se stesso.

E’ il quadro morale emergente del Paese. E ciò che, forse, riassume la sua essenza: grandi cialtroni, mezzi cialtroni, cialtroncelli, apprendisti tali e una gran parte d’impotenti per pigrizia o per convenienza?

In questa situazione non vi è possibilità di avere governi idonei non solo a fare riforme parlamentari, leggi elettorali, modifiche alla Costituzione, ma nemmeno i regolamenti per gli orari d’apertura degli esercizi pubblici, onde evitare che i membri abbiano l’opportunità di trarne giovamento personale.

Sono ormai molti i lustri trascorsi a promulgare leggi e normative fatte in accoglimento ad asserite richieste del Parlamento di Bruxelles o in nome della sicurezza dei cittadini o di quant’altro sia apparentemente incontestabile.

In nome della privacy firmiamo pacchi di carte ogniqualvolta chiediamo un servizio, seppure a pagamento; in nome della sicurezza subiamo limitazioni alla libertà personale, a cui dovrebbe essere sottoposto chi non abbia alcuna capacità di autocontrollo, di determinazione e, soprattutto, responsabilità ed educazione, ancor prima di senso civico.

In questa nazione di laureati, ancorché bocconiani, di “masterizzati” nelle più svariate discipline, tutti costantemente connessi in rete, dediti a scambiare informazioni di varia natura, sembra incredibile non possa scaturire un forte urlo collettivo: basta! Cessate di prenderci per i fondelli, perché il limite della nostra compiacente tolleranza è stato abbondantemente superato!

Sembra impossibile che non ci sia una tale presa di coscienza collettiva, la quale più che scaturire dalle necessità contingenti, in cui molti di tutte le età, giacciono forzatamente quanto ingiustamente, emani dall’indignazione rabbiosa che proviene dalla constatazione d’essere raggirati anche intellettualmente, per giunta da parte di microcefali, delinquenti.

All’estero, in vari Paesi di questa disastrata Europa (dai) dei banchieri, le persone pensano che il popolo italiano sia concorde con chi lo torteggia e lo inganna con balle galattiche e, pertanto, si meriti chi lo governa, con la considerazione negativa che ne consegue.

Questo è, purtroppo, un Paese che non ha regolato i conti con il proprio passato, il quale, anzi, produce ancora falsità nel tentativo di sotterrare le verità alle nuove generazioni. Verità che, per quanto scomode, sarebbero d’incontrovertibile valore per progettare un futuro autenticamente migliore e soprattutto per non generare nuovi  errori.

E’ tempo di comprendere che questa legalità apparente, questa correttezza stucchevole, delle quali è pervaso il nostro quotidiano, nei rapporti pubblici e privati, siano poste al bando. L’autentica considerazione per gli altri e per se stessi, dovrà prendere il sopravvento, solo così, finalmente, potremo avere un governo degno di questa Nazione, ricca di talenti e d’iniziativa, che finalmente, potrà dirsi liberata.

 

Stefano Radi

 

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