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Lunedì, 02 Giugno 2014

L’Europa cambierà?

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Ebbene è andata. Mentre in Italia la percentuale dei votanti alle europee conferma il dato di 5 anni fa, negli altri principali Paesi dell’eurogruppo le attenzioni per il Parlamento di Bruxelles calano.

Scendono vistosamente, in Germania, Francia ed Inghilterra, dove, tra i votanti, crescono gli euro delusi. Definire gli obiettori dell’Europa, “euroscettici” è infatti riduttivo, rispetto al sentimento politico che li anima.

Complessivamente però, grazie al vigoroso contributo percentuale di votanti espresso dall’Italia, l’alta banca internazionale, che nell’istituzione europea ha il suo ponte di comando politico, in grado di emanare leggi che debbono essere prontamente recepite dagli stati membri, potrà continuare a imporre i propri diktat ai popoli del vecchio continente, con ancora maggiore veemenza.

Il contributo decisivo non è però pervenuto dai voti assicurati ai candidati del PD, sorretti anche dal consenso elettorale scaturito da aree come il Veneto, tradizionalmente democristiane e leghiste, ma dalla rinnovata illusione di un radicale cambiamento di rotta politica, urlato ai quattro venti da Grillo.

La logica che ha sorretto l’elettorato PD, più che per fede politica o/e stima per il premieretto toscano, è scaturita dalla pragmatica constatazione che in qualche modo questa disastrata Nazione deve pure andare avanti, per continuare a vivere e guardare al futuro dei propri figli.

Lo scenario che ora si apre, porterà con ogni probabilità a maturare nei prossimi cinque anni una visione diversa di quest’Europa. Quanto differente, in termini di pro o contro la sua futura esistenza, dipenderà da come le forze politiche che si siederanno sugli scranni dell’europarlamento, riusciranno ad essere efficacemente propositive per l’effettivo benessere dei popoli che la compongono.

Ciò che ineluttabilmente emergerà a differenza di quanto è stato sino ad oggi, è la volontà di questa struttura di governo, d’essere effettivamente utile alla vita dei cittadini del vecchio continente e non agli interessi economici e finanziari dei grandi gruppi mondiali.

Sarà difficile che i voti attribuiti ai rappresentanti della volontà popolare di tutti i Paesi, riescano a far sentire il loro peso, assumendo posizioni univoche innanzi ad alcuni temi fondamentali, data la differenza di visione che caratterizza, almeno a parole, i partiti politici a cui sono stati dati in dote (5 Stelle rispetto alla destra di Farage o al FN di Marine Le Pen). Per cui, per quanto ci riguarda, alla prossima occasione elettorale Grillo ed il suo movimento avranno ben poco da argomentare per indurre gli onesti al voto, poiché il grano sarà stato separato dal loglio e non vi saranno più argomenti per chiedere il voto per un organismo finalizzato ad imporre volontà arbitrarie.

 

Stefano Radi

 

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