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Domenica, 29 Marzo 2015

Schianto volo Germanwhings: alcune semplici domande.

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Schianto volo Germanwhings: alcune semplici domande.

In questo disastro aereo che si accoda agli altri due occorsi nei mesi scorsi, sulla cause dei quali non è stata ancora proposta una verità certa, vi sono molte domande che restano senza risposta.

Dopo il tempestivo annuncio dell’accaduto offerto ai media dal CEO della compagnia, nel corso del quale era percepibile lo sconcerto per l’incidente e la difficoltà ad ipotizzarne le ragioni, abbiamo assistito in un celere crescendo all’emergere della verità.

Una verità che, per come è stata proposta, evidenzia alcune semplici incongruenze.

I media mondiali ieri si sono dedicati a rigettare le domande che molte persone si stanno ponendo, per tentare di capire se il viaggio aereo, specie con le compagnie low cost, sia ancora tranquillamente utilizzabile.

Ogni quesito è stato respinto come “complottista”. La causa dell’incidente è il co-pilota Andreas Lubitz, che affetto da depressione e quant’altro nel corso dei giorni sta emergendo, ha deliberatamente fatto schiantare l’aereo con il suo carico umano.

Provvidenziale è stato il rinvenimento nel pattume di casa Lubitz, di un certificato medico, stracciato, sul quale non è detto che cosa fosse scritto, ma che secondo i media impediva a Lubitz di poter pilotare l’aereo.

Poi, con il trascorrere delle ore abbiamo appreso che era recentemente stato abbandonato dalla fidanzata 2, alla quale aveva fatto dono tre giorni prima di un’Audi. Anzi, si è detto che di Audi Lubitz ne aveva acquistate due:

una per l’amata e l’altra per se stesso.

Nel susseguirsi del tempo ci è stato riferito all’unisono, dai solerti media, che la ex fidanzata 1, la cui identità è tenuta ragionevolmente anonima, avrebbe affermato che Lubitz voleva fare qualcosa di eclatante perché era psicologicamente gravato dalla pressione postagli sul lavoro, dal desiderio di divenire primo pilota e dalla preoccupazione di perdere il lavoro, come peraltro sarebbe potuto accadere se la compagnia avesse avuto contezza delle sue condizioni psichiche.

A seguire ci è stato riferito che Lubitz non ci vedeva bene. Per questa ragione non avrebbe potuto superare il test di controllo previsto a giugno e quindi la sua carriera sarebbe stata stroncata.

A sostegno della tesi di colpevolezza del co-pilota, vi è quanto registrato da una delle due scatole nere, quella che registra i dialoghi in cabina di pilotaggio, miracolosamente ritrovata tra i rottami sparsi per le pendici impervie della montagna ove l’aereo si sarebbe abbattuto.

Scatola che presenta tracce di ruggine oltre che ammaccature, ma che è stata un prezioso contenitore di informazioni, decriptate a tempo record dal ritrovamento e annunciate tempestivamente in conferenza stampa dal procuratore di Marsiglia che segue l’inchiesta sulle cause dello schianto.

Secondo quanto rilevato dai dialoghi di bordo, il primo pilota aveva lasciato la cabina presumibilmente per una necessità fisiologica. Data la brevità del tempo trascorso dalla partenza dall’aeroporto di Barcellona, questa doveva essere impellente e soprattutto imprevista. Tale almeno per il co-pilota, che avrebbe maturato la determinazione di compiere il gesto sconsiderato, in quel breve, lasso di tempo.

Ritornato alla cabina di pilotaggio, il primo pilota non avrebbe potuto riprendere i comandi perché deliberatamente tenuto all’esterno di essa dal co-pilota, che bloccava la porta d’accesso e quindi, avrebbe addirittura fatto uso di un’ascia per abbatterla, innanzi ai passeggeri sbigottiti e urlanti.

Per la sua discesa mortale dai 12.000 metri di quota ai 1800 ultimi l’aereo avrebbe impiegato ben 8 minuti, alcune fonti riferiscono addirittura 18.    

Dei corpi è riferito vi siano labili tracce. Ovvero i soccorritori, armati di sacchetti e bandierine rosse vengono calati sul crinale della montagna, con lunghi cavi, per evitare che le pale degli elicotteri sollevino polvere e detriti e raccolgono quanto trovano di resti umani, che poi vengono analizzati nel Dna e in tal modo identificati.

Il detrito più grande è di un paio di metri quadri, mentre non vi è traccia di bagagli, né dei turbofan, che essendo costruiti con parti in titanio ed altre leghe molto resistenti, dovrebbero essere pressoché integri e ritrovabili sul luogo dell’impatto. Certo si dice, collidendo a 700 kmh il risultato non può essere diverso.

Ma la casistica di questo tipo di incidenti indica che nel caso di collisioni, seppure molto violente, il piano di coda ed i motori restano indenni nella loro struttura principale, tuttavia in questo caso non ve ne è traccia. Come non ve ne è della seconda scatola nera, quella con i dati di volo.

Insomma, per le informazioni che i media ci hanno rapidamente fornito, al fine di rendere una motivazione tempestiva al disastro, sorgono alcune semplici domande, che scaturiscono, peraltro, proprio dalle notizie rese.

Una compagnia seria come Lufthansa, classificata tra le migliori al mondo, proprietaria di Germanwinghs, pur di stare nel mercato dei voli lowcost, si avvarrebbe di piloti fisicamente inabili, anzi pericolosi per l’attività affidata. Tale assenza di informazioni sarebbe da imputare all’attuale normativa sulla privacy, che per garantire la riservatezza del cittadino, pone in casi come questo, a repentaglio l’incolumità di molti.

Il povero Andreas Lubitz era depresso e per evitare che la fidanzata 2 lo lasciasse, le aveva regalato una macchina nuova tre giorni prima acquistandone una di tipo analogo anche per se stesso, evidentemente non per utilizzarla dato che aveva pianificato di suicidarsi a breve, ma solo per rincuorarsi in quel momento.

Il primo pilota, con 6000 ore di volo all’attivo, un lungo servizio presso Lufthansa, si sarebbe accanito a sfondare la porta con un’ascia o un piede di porco, lasciato solo dalle due assistenti di volo, che non avrebbero minimamente pensato di utilizzare il telefono satellitare, posto proprio a fianco della tastiera, con il quale porsi in contatto con la torre di controllo. Mentre nessuno dei passeggeri, con il problema ben visibile innanzi ai loro occhi per ben 8 minuti, non avrebbe tentato di contattare alcuna persona mediante il proprio telefono cellulare, cosa possibile giunti ad una determinata altitudine dal suolo.

Infine, ci è sempre stato detto che, dopo l’11 settembre, nel caso vi sia una vistosa modifica al piano di volo di un velivolo passeggeri, con alterazioni di quota o rotta, scatta un allarme automatico, che raggiunto il centro per la difesa dello spazio aereo del Paese sorvolato, prevede l’immediata scorta da parte di aerei militari. Nel caso, l’A320 stava sorvolando la Francia, potenza militare nucleare mondiale.

Tra le prime notizie apparse subito dopo lo schianto vi era l’informazione, successivamente rimossa, secondo la quale vi erano due caccia intercettori a scortare il velivolo prima che scomparisse dietro alle montagne.

Siamo in una fase particolare delle relazioni internazionali, nella quale la cosiddetta “guerra ibrida”, quella che prevede l’uso dei mezzi militari e dell’informazione, è in corso e nostro malgrado ci coinvolge, sebbene riteniamo di esserne estranei.

Ucraina, Siria, Yemen, Venezuela, non sono Paesi distanti da noi, luoghi in cui si stanno svolgendo guerre e sviluppando tensioni politiche, a noi lontane, ma strettamente connesse al nostro quotidiano. E’ opportuno rammentarlo nell’interesse presente e soprattutto futuro.

 

Stefano Radi

 

 

 

   

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