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Sabato, 20 Giugno 2015

Gli arroganti

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Gli arroganti

L’affermazione dei giorni scorsi del premier greco Alexis Tsipras: “l’Europa deve smettere di ritenersi il sale della terra”, non ha mancato di suscitare attenzioni di opposto avviso. Anche l’interpretazione della frase è divergente: secondo la versione fornita dai nostri maggiori media, L’Europa non sarebbe più il motore economico del mondo, perché altri Paesi l’hanno superata o stanno per farlo. Insomma è il livello dell’economia che conta. Con questa interpretazione, che esclude una critica al ruolo politico della UE, la critica insita nell’affermazione ritorna al mittente. E’ con l’economia che si mangia, non con la soddisfazione dei cittadini meno abbienti.

Per quanto riguarda noi italiani, sono anni che siamo adusi a sentirci dire dai principali esponenti politici, dai funzionari pubblici, dagli impiegati della nostra banca, che dobbiamo fare questo e quello perché è l’Europa che l’ha deciso e nulla e nessuno possono opporvisi, anche volendo.

L’Europa è un totem. Questo ruolo l’ha conquistato negli ultimi vent’anni. Negli anni settanta sembrava il romantico tentativo di pochi pacifici statisti, di ritentare, con altri mezzi, la strada percorsa secoli addietro da Carlo Magno, poi, poco, a poco, è entrata nel nostro quotidiano con i contributi elargiti a vario titolo, ma soprattutto a beneficio dell’agricoltura e per la promozione ed effettuazione di corsi di formazione della più disparata natura.

Quindi, dopo essersi distinta in iniziative che apparivano non solo utili, ma finalmente in grado di porre limite, se non termine, alle nostre abituali incongruenze normative e gestionali, si pensi alla disciplina delle aziende municipalizzate, spesso riserve di caccia (voti e favori) dei politici del luogo, è divenuta arbitro indiscusso del nostro vivere quotidiano, dopo l’adozione dell’euro e l’abbattimento delle fastidiose frontiere. Con esse però giunse anche la famosa normativa “Basilea 1, 2, ecc.” che limitava, per i comuni mortali, la possibilità di credito.

Infine, dopo la crisi finanziaria del 2008, annunciata a grandi titoli dai maggiori quotidiani del nostro mondo occidentale, un mattino ci svegliammo e scoprimmo d’essere indebitati fino al collo, anzi, di più, molto di più. Lo spread, divenne per mesi l’indicatore inflessibile della nostra cattiva condotta finanziaria, dello sperpero operato a piene mani per anni, da tutti, indistintamente.

Così, com’era accaduto agli inizi degli anni ’90, quando il nostro Paese fu escluso dal “serpentone monetario”, subendo gli attacchi di noti speculatori della finanza mondiale, ricominciò a diffondersi il timore del default. L’Italia avrebbe potuto essere estromessa dall’euro, da quella moneta di “valore certo”, com’era stata definita alla vigilia della sua adozione, che aveva dimezzato gli stipendi dei dipendenti, ma che aveva permesso ad altri di raddoppiare, in pochi mesi, per effetto del cambio, i prezzi dei beni esitati e dei servizi svolti.

Oggi, l’Europa legifera per mandato accordato per decreto dai governi dei Paesi membri.

Non è un parlamento a votare le sue leggi, o almeno quelle di maggiore impatto pubblico, perché quelle sono decise in riunioni di lobby. Conventicole i cui membri sono “nella fiducia”delle grandi aziende multinazionali. Quelle con interessi che spaziano dai “fondamentali” (grano, riso, ecc.) al chimico. Producono sementi e fertilizzanti per farli crescere a dismisura, hanno interessi importanti nei combustibili e nel settore farmaceutico, proprietà di giornali nazionali e quant’altro vi sia di ampiamente diffuso, lucrativo e funzionale alla gestione del ”parco buoi”, ovvero di coloro che il mattino, s’alzano, lavorano, sudano e s’affannano a guadagnare ciò che gli serve, sempre più spesso solo per vivere. Altri, più fortunati, ma a parer loro più abili e capaci, condizionatamente coinvolti anche per poter spendere e confortarsi di quel vivere quotidiano tiranno di valori autentici ed emozioni ormai sconosciute.

E’ l’esproprio, la sottrazione del libero arbitrio personale, della manifestazione della propria intimità caratteriale, delle effettive capacità e potenzialità intellettive, prima che intellettuali, ad essere stati perpetrati. Prima della sovranità nazionale, della tutela frapposta dalle rispettive frontiere non ad un egoistico senso di proprietà ed appartenenza etnica, è la tipicità, la valenza delle rispettive peculiarità e culture ad essere stata smantellata, applicando la subdola retorica della tolleranza e dell’uguaglianza.

Tuttavia, le persone anche se non comprendono i sottili machiavellismi di cui sono vittime, perché troppo impegnate nei problemi del quotidiano, oggi hanno inteso che qualcosa non quadra: troppe incongruenze, evidenti silenzi, colossali bugie di governanti e guru dello scibile esternanti sul proscenio dell’informazione.

Così servono altre iniziative, altre azioni, mistificazioni di fatti e verità, per difendere ad oltranza gli interessi bramosi di pochi, enormi cialtroni. Ed allora i venti di guerra vengono agitati sotto al nostro naso, per cogliere il momento più opportuno per coinvolgere per l’ennesima volta nell’ultimo secolo, l’umanità degli onesti nel tritacarne dei perfidi arroganti.

Non è a questo che servono né Europa, né NATO, né governi con fantocci alla guida.

 

Stefano Radi

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