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Martedì, 25 Agosto 2015

I nodi al pettine

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I nodi al pettine

Il tempo rivela ogni cosa. Così, anche per la vicenda del debito greco, si è giunti alla comprensione dei fatti, finalmente immuni dalle interpretazioni prezzolate della grande stampa. Tsipras andrà nelle prossime settimane ad elezioni anticipate, per rifare un governo che non ha più, consapevole che la popolazione greca, quella che lavora per vivere, non ha gradito la sua rotta innanzi alla troika. Schauble & Company l’avrebbero fatto uscire dall’euro. Mantenere la Grecia nell’euro costa a tutti, ma soprattutto alla Germania; tuttavia gli USA non gradivano che essa uscisse dalla UE, sbattendo la porta, né che la sua posizione strategica nel Mediterraneo, divenisse un’opportunità per la Russia.

Tsipras avrebbe potuto beneficiare dell’aiuto finanziario di Putin, liberandosi dai necrofori della finanza internazionale e dalle loro società di rating, ma nello scenario ad altissima tensione mondiale innescato dalle crisi siriana ed ucraina, ciò avrebbe certissimamente posto la Grecia sul fronte della prima linea di guerra. Con la Macedonia già in fiamme, rovesciare il governo di Syriza ed imporre un regime fantoccio, sarebbe stato un giochetto fin troppo facile per gli USA.

Comunque vadano le nuove elezioni, ora la Grecia languirà in quel limbo di presunta sovranità nazionale che è propria, seppure con le differenze del caso, ad altre nazioni europee: i popoli di Spagna, Italia e Francia, con modi e accenti diversi, giacciono nella medesima situazione di governo.

La Germania, governata dalla signora Merkel, in procinto di ricandidarsi nel 2017 per l’ennesima volta, al medesimo posto, è un gigante economico che, uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale, non ha ancora finito di pagare i conti che le sono stati presentati. Gli interessi economici che la sovrastano, sono totalmente estranei all’identità tedesca e attraverso il peso economico raggiunto dal Paese, esercitano un’azione politica di gestione della UE, che la nostra grande stampa al servizio USA, denuncia come un risorgente desiderio di supremazia teutonica in Europa.

“Cornuti e mazziati”, così si dice in alcune regioni del nostro sud e tanto si addice oggi a gran parte del popolo tedesco, giunto ad un livello di benessere economico, che si sta sempre più, inspiegabilmente, allontanando dalla percezione dalle fasce sociali meno abbienti. Perdita di benefici dello stato sociale, in termini di sanità, di servizi alla persona, disoccupazione nei Land dell’ex DDR, hanno come contraltare la banalizzazione della propria identità culturale, con l’assunzione dei modelli e degli standard di vita comuni a tutte le aree ad elevato sviluppo industriale d’Europa.

Contrariamente a quanto annunciano i nostri media, la Germania accoglie e tutela gli extracomunitari che entrano nei propri confini, assicurando buone condizioni di sussistenza e possibilità d’integrazione attiva nella società. Quest’anno ne saranno accolti oltre 800.000, che andranno ad aggiungersi ai milioni già presenti da anni, concorrendo a creare quel melange interraziale che, proposto a tutti i popoli d’Europa come una ineluttabilità dei tempi, concorre da un lato a disinnescare la bomba demografica del medio oriente da cinquant’anni tormentato da guerre e rivoluzioni, dall’altro a favorire interessi economici totalmente estranei a quelli dei popoli coinvolti. Questa situazione sta degenerando, provocando in alcune città del nord est un avvertito senso di insofferenza, innescato dalla disparità di trattamento tra alcune fasce di cittadini tedeschi e gli immigrati. Ma ora sono anche gli allevatori, produttori del buon latte tedesco a manifestare platealmente, per strada, le loro difficoltà innanzi alla concorrenza mossa dalle grandi insegne della distribuzione organizzata, onnipresenti sul territorio.

Aldi, Lidl, Rewe, Edeka, sono accusate di vendere latte di scarsa qualità a prezzi irraggiungibili per un onesto produttore. Prodotti acquistati all’estero e pagati quanto offre maggiore marginalità agli azionisti dei gruppi. Anche in Germania la gente di città, impegnata nel dinamico vivere del moderno quotidiano incedere, non ha tempo per soffermarsi sulla qualità dei prodotti alimentari che assume. Compera dov’è più comodo, dove si parcheggia meglio l’auto, dove si trova tutto, dove tutto è attraente e non si perde tempo in inutili rapporti umani. Del resto, tutto è certificato, garantito, salubre, sicuro.

Questa prassi di vita non trova però riscontro nella cultura e nei valori tedeschi e la divaricazione tra i Land cresce, creando brecce in quell’unità che è stata sempre la sua forza ideale. E’ evidente come quanto si sta realizzando in Europa oggi, non sia quell’unità politica e sociale, oltre che economica, blandita per decenni da osannati politici di varie nazionalità, ma la sua frammentazione in tanti particolarismi etnico-economico regionali, impossibilitati ad intraprendere qualsivoglia azione di contrasto al potere esercitato dalla finanza internazionale.

A completare il quadro, sarà proprio la Germania con gli altri staterelli scherani del Consiglio d’Europa a proporre nei prossimi mesi nuove sanzioni per la Russia. Provvedimenti che hanno già pesantemente nuociuto alle rispettive economie, (per lo 0,9% del PIL a quella dell’Italia), in modo da creare una barriera d’isolamento tra essi e l’unico partner autenticamente affine per ricchezza culturale e per complementarietà d’interscambio economico.

In quest’ultimi vent’anni, l’immagine di quattro tra i più importanti Paesi d’Europa (Francia, Germania, Italia e Spagna), si è notevolmente appannata anche all’interno dei propri confini, creando una situazione di divaricazione autenticamente culturale, più che sociale e di classe. Tale condizione è oggi propedeutica agli interessi di quei centri di potere sovranazionali, ben noti, che mediante l’azione di governanti e media loro asserviti, gestiscono le sorti reali delle nazioni, ma che sta producendo modalità di reazione alle dinamiche imposte, che si riveleranno, anche senza bisogno di azioni concertate, come rilevanti problemi di gestione politica, tali da modificare il tessuto stesso dei Paesi interessati.

E’ il risultato di quanto è stato artificiosamente costruito sulla base del valore legale attribuito a trattati anteposti alle leggi, scaturite dalle volontà dei cittadini dei singoli stati sovrani, imponendo comportamenti intimamente non condivisi.

I nodi non mancheranno di giungere al pettine.

 

Stefano Radi

 

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