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Mercoledì, 07 Ottobre 2015

Assassinato l’ideale di federalismo europeo

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Assassinato l’ideale di federalismo europeo

(Nell’intento di contribuire alla diffusione del libero pensiero, segregato dai media nazionali, pubblichiamo talvolta articoli che ci sembrano puntuali esposizioni di fatti e problemi del momento. In questa occasione la valenza critica giornalistica del “pezzo”, rispetto alle recenti dichiarazioni rilasciate dal Magnifico Rettore dell’Università Bocconi, è notevolmente amplificata dal commento che lo correda, arricchendone l’esposizione. Evidentemente la subdola retorica democratica, trasudante razionale perbenismo, suffragato dalla consueta professorale sicumera, che alle ultime elezioni politiche è riuscita ad abbacinare quasi il 10 % di elettori, ha destato la riprovazione del commentatore, consapevole della sostanziale malafede delle ragioni addotte dal professore).

ARTICOLO:

A intermittenza tornano di moda nel vocabolario politico europeo i concetti di sovranità popolare e di federalismo, piegati entrambi alla convenienza di chi li invoca, diventando la banderuola di europeisti, euroburocrati o euroscettici.

Emblematiche le recenti esternazioni al portale Linkiesta dell'ex premier Mario Monti, secondo cui gli Stati sono la rovina dell'Europa: Le politiche nazionali dovrebbero rimanere a casa loro, non invadere, in modo evidentemente incompatibile e disorganico, lo spazio che è stato previsto per la politica europea. Il fatto è che l'Europa viene divorata dalle politiche nazionali, è un fenomeno di "eurofagia". Sicuramente c'è una crisi politica dell'Europa, ma non si risolve cercando di fare assomigliare di più la politica a livello comunitario alle dinamiche politiche che vediamo nei singoli paesi. Questo non vuol dire risolvere la crisi politica europea, ma anzi trasferire anche sul piano comunitario la crisi che oggi attanaglia quasi tutte le democrazie nazionali.

Ed ecco a voi la quintessenza del fallimento dell'Europa e della sua originaria vocazione federalista. Appare ormai chiara la deriva autoritaria che a cui è avvezza una parte della classe politica di Bruxelles, quella vicina ai circoli finanziari, ai club sovranazionali, ai Bilderberg euro-atlantici, di cui Monti è personaggio di spicco da molti anni. Con idee come le sue, la Troika e la Commissione hanno assassinato in un colpo solo i principi di sovranità popolare e di federalismo solidale che stavano alla base della fondazione di uno spazio comune continentale.

A dispetto di quanto dice Monti, l'Europa è messa in ginocchio dalle sue stesse scelte, quelle che lui vede come soluzione e che invece costituiscono un danno, perchè snaturano l'idea originaria d'Europa. Da anni, nel Vecchio Continente si reprime il dissenso invece di comprenderlo e dipanarlo, mentre da un decennio a questa parte si ignorano gli interessi nazionali a favore di un modello di governo elitario, calato dall'alto, fatto su misura degli interessi di determinati gruppi finanziari. In questo tipo di Unione Europea si annida una forma subdola di dittatura, travestita in modo elegante da democrazia. Lo dimostra la debolezza del diritto internazionale, in cui anche il principio di sovranità di uno Stato diventa difendibile o meno a seconda della convenienza del momento: e il caso siriano ne è un esempio lampante.

Quando si guarda ad alcuni Paesi membri con sufficienza, come portatori di meno diritti rispetto ad altri, o addirittura come una zavorra, si uccide l'idea di federalismo e si sposa quella di un'annessione silenziosa attraverso l'idea dei "compiti a casa" imposti da Bruxelles o tramite l'ingerenza nelle questioni nazionali veicolata con una massiccia propaganda. Viene proprio da domandarsi che fine abbia fatto l'ideale dei Padri costituenti dell'Europa.

Si pensi ad Alcide De Gasperi, che affermava: Non diciamo qualche cosa che limiti le nostre forze reali, che diminuisca, comprima e deprima il nostro sentimento nazionale italiano: la base di tutte le cooperazioni è la nazione, in un consorzio di nazioni libere. E a Winston Churchill che disse: Dobbiamo ricreare la famiglia europea in una struttura regionale che prenderà il nome, forse, di Stati Uniti d'Europa. Ma dov'è finita questa Europa che nasce dalla somma delle tradizioni e delle identità di più nazioni? Diversità che sono un valore aggiunto e non un ostacolo da superare?

Peraltro la cessione di una parte di sovranità è possibile solo se ogni Stato ne cede la medesima quantità. In questo momento storico è evidente come alcuni pretendano che tale rinuncia sia a senso unico verso certi Stati membri.

Siamo distanti anni luce dal principio "uno Stato — un voto": la crisi greca lo ha dimostrato in modo imbarazzante. Francia e Germania decidono, sotto la supervisione statunitense, e agli altri non resta che adeguarsi, con buona pace della dialettica politica.

Per fortuna, la vittoria della destra in Portogallo dimostra che si può dire no a questa ottusa e distorta visione dell'Europa, che vorrebbe imporre tout court modelli esteri in Stati diversi senza tenere conto degli interesse dei popoli che vi abitano. Monti invoca la morte delle sovranità nazionali, apparentemente dimenticandosi di tracciare la rotta europea. In verità lui ce l'ha bene in mente (avendone ricevuto l'implicito mandato dai suoi club finanziari, o chiamiamole lobby) ma non la dichiara, perchè sa che verrebbe subito fermata da quegli Stati che tanto detesta.

COMMENTO di msan.mr - 16:28 del 07.10.2015:

“Che l'Europa debba nascere dalla progenie anglo-americana, in una Gran Bretagna che dimostra da sempre di non esserle fedele, bensì nell'orbita monozigote della sua gemella Americana, è come pensare ad una gravidanza eterologa. Noi Italiani possiamo riconoscerci in un ideale di Storia famigliare, con gli altri popoli europei, ma non certamente con il cosmopolitico mondo americano, che con la nostra Storia non ha nulla a che vedere, se non che due infami guerre da esso progettate e perseguite per lucro geopolitico ed economico. Un popolo orribile, che soffre del complesso delle radici e vuole distruggere quelle europee. Da anni si sentono i santoni della politica posticcia pilotata dagli anglo-americani, parlare dell'Europa dei popoli e delle culture, ma di tutto ciò si fa retorica, ma politiche concrete che ne valorizzino le specificità e dunque la creatività, non se ne sono mai viste. Al contrario, assistiamo ad una politica, erede del funesto piano Marshall, di colonizzazione dell'Europa, anche sul piano culturale, cxon il barbaro massacro della storia romana, attraverso i colossal americani e la cartapesta della loro incultura, per non parlare dei loro genotipi hollywoodiani, tutt'altro che mediterranei. Abbiamo assistito alla pervasione delle musiche rock e a seguire i Beatles, i Rolling Stones, a tutti quegli effluvi di musica giovane che hanno soppiantato quasi completamente i nostri linguaggi musicali, marginalizzati, come il cinema italiano, a pochi cantautori di respiro comunque locale. Abbiamo visto progressivamente inglesizzare i nostri idiomi, e particolarmente con l'informatica, fino ad erigere la lingua inglese a lingua unica ed universale (tra poco magari ci infileranno l'Esperanto, altra alchimìa linguistica omologativa), che arriva addirittura a pretendere di sostituirsi alle lauree in italiano. La lista potrebbe continuare, ma faccio economia, per ragioni di spazio. Ci hanno comunque creato il senso di colpa, del cpmplesso di Adamo ed Eva, traslato nell'Olocausto ebraico dell'ultima guerra, e quindi oggi criminalizzato come omofobia, razzismo, xenofobia, fobìa insomma, del diverso. Il tutto, al fine di perseguire in grande scala, una politica contro le diversità. Normalizzare le diversità, per ibridarle in una mutazione antropologica, frankensteiana, che partorisca dal laboratorio dell'eugenetica transnazionale, ed universalista massonica, un uomo nuovo, una sorta di individuo-arcobalenato, che perda l'orientamento delle proprie origini e dunque regredisca rispetto alle millenarie culture di appartenenza, per essere gestito e pilotato da un nunnystate centralizzato ed imperialistico-mondiale. Ma come, anche i trapiantati debbono subire per tutta la loro vita un trattamento immunodepressivo, perché l'organo impiantato non viene riconosciuto del corpo che lo accoglie, in quanto non ne ha la memoria!! Sapete che nella modificabilità dei cromosomi c'è una dato di immodificabilità, che persiste per generazioni, e riemerge per salti generazionali (v.Mendel e le leggi della ereditarietà dei caratteri), ed è quello razziale. L'UNESCO nel 1946, "suggeriva", nei simposi internazionali del mondo scientifico, di cancellare del tutto il termine RAZZA, dalle loro ricerche e parimenti dai dizionari linguistici, in quanto scientificamente irrilevante, o piuttosto un errore di Natura. L'UNESCO è un organismo dell'ONU, e già si propagandavano politiche di universalismo che vedesse abolita ogni distinzione. Oggi sappiamo bene cosa ciò significhi, e dieto alla ipocrita affermazione ostinata, dei matrimoni gauìy e delle adozioni, c'è un cinico disprezzo della casta massonica per quelle diversità di cui vuole sostenere i diritti, per arrivare poi a ben altri fini che siano quelli della totale indistinzione di ogni diversità, non in quanto diritto, ma in quanto ibridazione volto alla creazione di un parìa antropologico, individualizzato, egocentripeto, senza più valori sociali, mnestici ed identitari, sotto il profilo delle civiltà, una sorta di politica del "divide et impera", di rimembranza romana. Monti è una particella di questa creatura massonica cancerogena, pericoloso, esaltato, e di una incultura terrificante. Va preso con le pinze dell'entomologo, perché appartiene ad una specie velenosa.”

 

Fonte: http://it.sputniknews.com/politica/20151007/1310663.html#ixzz3nuesMonp

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