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L'Italia è fallita, solo i partiti non se ne accorgono

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L'Italia è fallita, solo i partiti non se ne accorgono

L'Italia è in default: constatarlo non riguarda l’appartenenza alla sinistra, alla destra o al centro.

Magari manca ancora il "certificato di decesso", ma il dato è incontrovertibile. E non è neppure fondamentale disquisire sui presunti colpevoli — quello lasciamolo ai tifosi da bar e da forum che hanno sempre ragione. Tutti, dai rossi agli azzurri, dai verdi ai bianchi, dai neri agli arcobaleno, hanno sulla coscienza l'inesorabile dipartita di un Paese che costitutiva storicamente un centro nevralgico di diplomazia, cultura, scienza e finanza. La classe dirigente degli ultimi venticinque anni (composta anche da quei corpi intermedi che fanno l'ossatura del sistema Italia) presa dal suo amore per l'autoreferenzialità, il provincialismo, il nepotismo, la de-meritocrazia, il giacobinismo ha distrutto ciò che di buono avevano costruito le precedenti generazioni. E' stato un lavoro lento, ma inesorabile. Se fosse stato svolto sotto pagamento di forze esterne o estere, potrebbe persino avere una sua ragione storica. In passato certamente è avvenuto e avviene anche oggi in alcune situazioni, come nel caso dell'UE. Ma il più viene fatto di propria iniziativa, col contributo di tanti singoli egoismi.

La notizia di questi giorni è che l'Italia è in deflazione: la riduzione dei prezzi comporta un problema di decrescita, c'è minore domanda e quindi minore produzione, il tutto porta a una riduzione del Pil e dell'occupazione e a un peggioramento del rapporto debito-Pil, con le antipatiche conseguenze che quest'ultimo dato ci regala per rispettare gli antisociali capestro parametri dei Trattati europei. Soprattutto il rallentamento della produzione e la percentuale di disoccupazione giovanile rappresentano un grosso campanello d'allarme. Eppure il Governo predica ottimismo: tutto va bene, siore e siori! Chi non la pensa così è bollato come gufo.

Ma la fotografia del Paese reale è questa: l'Italia è fallita.

Senza l'iniezione di liquidità di Draghi, senza l'aumento di Pil derivante dalla riduzione del costo dei carburanti e dall'Expo, oggi parleremmo di un Paese in controtendenza rispetto alla media dei paesi UE e che dovrebbe mettere un segno meno davanti al suo Pil.

E qui si innesta la seconda questione, quella più drammatica. Se l'Italia è fallita, sono falliti anche gli italiani. La classe media precipita ormai verso il proletariato. I poveri sono sempre più poveri e i ricchi — ma quelli proprio ricchi — diventano ultraricchi, tutelandosi con Governi che pare facciano a gara per rimpinguare la loro pancia. La questione delle pensioni di reversibilità è emblematica: si ritocca il reddito ISEE per la sua assegnazione e quindi, di fatto, solo una piccolissima minoranza ne avrà beneficio, comprese le coppie dello stesso sesso che avranno acquisito un diritto solo sulla carta, anzi sulla carta igienica.

Ah, che Paese avanzato quello che scrive mirabolanti diritti sulle Carte costituzionali e poi di fatto li annulla! E in questo contesto non si indigna nessuno, e ripeto, nessuno: le pensioni d'oro sono ancora lì, mentre le pensioni di reversibilità vengono scippate con un colpo di mano, anzi di fiducia, come avviene nella nostra moderna democrazia.

Oggi una famiglia di impiegati — se ha una casa — per accedere ai servizi base paga come se una di ricchi: è normale? è morale? è lecito? è accettabile? Eppure non si osservano segnali di vita dall'encefalogramma piatto della piazza. La gente brontola al bar, sui social e tutto finisce lì. Si reca sempre meno alle urne, questo è vero, ma ormai non è un segnale: infatti dai leader dei partiti agli opinionisti ci si affretta a dire che è normale, che avviene anche in altri Stati.

Poco importa se noi, paragonati a loro, siamo da Terzo Mondo per civiltà politica. La verità è che ci vorrebbe uno scossone, un pesante choc che riporti la classe dirigente a conoscere una parola che da tempo archiviata come demodé: responsabilità.

Quella responsabilità non verso il proprio orticello, ma verso le future generazioni. Una responsabilità che il sistema giudiziario — al netto di qualche processo-show per fare carriera, magari una carriera politica — evita scientemente di indagare e reprimere. Fino a quando sarà fallito il senso di responsabilità degli italiani, l'Italia sarà in default morale ed economico, ma fingerà di non esserlo, mettendo toppe qua e là grazie alla connivenza di una Unione Europea che ha tutto l'interesse a tenere nello scacchiere internazionale un'Italia marginale e ricattabile.

Marco Fontana

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