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Un crescendo di tensione fino al ballottaggio, ed oltre…

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Un crescendo di tensione fino al ballottaggio, ed oltre…

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

Giovedì sera, a distanza di nemmeno di 72 ore all’apertura delle urne, la Francia è stata vittima di un attentato terroristico dalla forte carica simbolica: un agente di polizia è stato ucciso sugli Champs-Elyées da un presunto affiliato all’ISIS. L’Esagono sceglierà così il prossimo presidente della Repubblica non solo in pieno stato d’emergenza, ma oppresso anche da una cappa di terrore appena rinfocolata: è il coronamento di un’inutile strategia della tensione con cui il sistema euro-atlantico ha cercato di compattare l’elettorato attorno ai propri partiti. La tempistica dell’attentato conferma che Marine Le Pen gode di un ampio margine di vantaggio: la tensione, in Francia e sul piano internazionale, aumenterà costantemente fino al ballottaggio del 7 maggio, ed oltre.

Ultime incertezze dissolte: Marine Le Pen ha la vittoria in pugno…

Niente testimonia meglio la crisi dell’oligarchia euro-atlantica che l’incessante stillicidio di attentati che continua ad insanguinare l’Occidente: attacchi terroristici, più o meno eclatanti, più o meno letali, si sono moltiplicati a partire dal 2015 sino ad occupare le prime pagine dei giornali con cadenza settimanale o, al massimo, mensile. Ogni attentato rimane in primo piano per due o tre giorni, quindi scivola velocemente nel dimenticatoio: permane il senso di inquietudine, ma né la magistratura, né la politica, né i media, hanno interesse a scavare a fondo, ponendosi interrogativi sulle falle negli apparati di sicurezza che permettono a terroristi, tutti puntualmente noti alle forze dell’ordine, di agire indisturbati. Scavando, infatti, scoprirebbero che le falle sono in realtà connivenze e che i terroristi, tutti puntualmente uccisi nel corso dell’operazione, siano in realtà semplici pedine, manovrate, più o meno consapevolmente, dai servizi segreti: nessun ministro dell’Interno si è mai dimesso, nessuna testa è mai caduta dentro la polizia od i servizi, perché sono tutti custodi dello stesso segreto. Non è l’ISIS ad architettare le stragi, ma le varie CIA, MI6, DGSE, Mossad, etc. etc.

Tra tutti i Paesi europei, la Francia è stata oggetto del maggior numero di attacchi terroristici, una sequela quasi ininterrotta che parte nel gennaio 2015 con l’assalto alla redazione di Charlie Hebdo e raggiunge i nostri giorni. Il fenomeno non è casuale: l’Esagono è l’unico Stato, per dimensioni e sistema elettorale, a rappresentare una minaccia strategica per la UE/NATO. La vittoria di un movimento populista è resa possibile dal doppio turno per l’elezione del Presidente della Repubblica ed un Eliseo in mano alle forza anti-sistema, equivarrebbe alla definitiva rottura del motore franco-tedesco ed alla conseguente dissoluzione dell’Unione Europea: parliamo di istituzioni che, dalle sanzioni all’Iran fino al recente bombardamento americano della Siria, passando per il golpe ucraino del 2014, hanno confermato di essere la semplice estensione sul Vecchio Continente di Washington e Londra, il contraltare politico dell’Alleanza Nord Atlantica.

Se l’Italia, grazie al bicameralismo perfetto ed al ruolo del Movimento 5 Stelle come “stampella del potere”, non costituisce un’emergenza; la Francia, in virtù della sua costituzione “monarchica” concepita da Charles De Gaulle, è una mina piantata alle fondamenta del sistema: un Président de la République française “populista” implica il collasso di Bruxelles e dell’intera architettura geopolitica edificata negli ultimi 70 anni. Ne è cosciente Vladimir Putin che, interessato ad allentare la presa angloamericana sull’Europa, prima finanzia il Front National attraverso le banche russe e poi, in vista del voto, “benedice” Marine Le Pen con un ricevimento ad hoc al Cremlino. Nell’ottica dell’élite atlantica, qualsiasi mossa è quindi lecita per impedire l’affermazione di Marine Le Pen, compresa la più classica strategia della tensione.

Se il Front National trae i suoi consensi dall’esplosione della disoccupazione, dal crescente malessere sociale, dalla stagnazione economica, dall’ostilità dei cittadini verso le istituzioni di Bruxelles ed i palazzi di Parigi, si alimenta ad hoc un’emergenza, quella del terrorismo, così da spingere l’elettorato verso i partiti che difendono lo status quo. I benefici che il Front National trarrebbe dal terrorismo islamico (tutti da dimostrare) non sono altro che indesiderati effetti collaterali di questa guerra psicologica, finalizzata a mantenere la società francese in una perdurante cappa di paura, cosicché gli elettori evitino alle urne pericolosi salti nel vuoto ed optino per i partiti filo-establishment. Il fallimento dell’élite e la crisi economica hanno alimentato il Front National, non il terrorismo islamico, e le stesse cause hanno  gonfiato il M5S e la Lega Nord in Italia, dove l’ISIS non si è mai “manifestato”: la strategia delle tensione è la disperata e scomposta reazione del sistema alla ribellione della società.

Poche date sono sufficienti per inquadrare l’esplosione del terrorismo in Francia: nell’autunno 2014 l’indice di gradimento del presidente François Hollande e dell premier Manuel Valls tocca i minimi1. Pesa soprattutto l’inefficace lotta alla disoccupazione, in costante peggioramento ed ormai estesa a 5,2 milioni di persone2. Nel gennaio 2015 si consuma il primo atto della guerra psicologica contro la popolazione francese: è l’attentato a Charlie Hebdo che regala ad Hollande un immediato “raddoppio” della sua popolarità3. È un rimbalzo effimero e chi sfoglia freneticamente i veri sondaggi sa che il consenso del governo si sta drammaticamente sfaldando, sotto il peso della crisi economica e sociale: nel novembre del 2015, quando mancano poche settimane alla cruciali elezioni nei dipartimenti, si torna all’attacco con la carneficina del Bataclan e l’attacco allo Stade de France. I giornali affermano che il gradimento di Hollande, capo di una nazione che è ora ufficialmente in stato d’emergenza, è ormai vicino al 50%, ma le urne incoronano il Front National come primo partito di Francia4. L’agonia della presidenza Hollande è ulteriormente complicata dall’adozione di una serie di riforme neoliberiste (legge El Khomri) che mettono sul piede di guerra sindacati e lavoratori: riparte lo stillicidio di attentati, che culmina nel luglio 2016 con la strage di Nizza. Lo stato d’emergenza, vicino alla scadenza, è ulteriormente prorogato: per la prima volta dalla guerra d’Algeria, i francesi sceglieranno il loro presidente della Repubblica in condizioni eccezionali.

Attentati sventati e minacce di nuovi atti terroristici accompagnano la fase finale della campagna elettorale: sebbene la maggioranza dei sondaggi insista nel presentare l’ex-banchiere Rothschild, Emmanuel Macron, come il presidente in pectore, si radica il timore che il ballottaggio del 7 maggio sia conquistato dalle due ali opposte del populismo, la “nera” Marine Le Pen ed il “rosso” Jean-Luc Mélenchon, spianando così la strada dell’Eliseo al Front National. Il timore, riportato dai giornali francesi ed esplicitato dallo stesso Hollande5, è più concreto che mai, considerando che la strategia della tensione, a lungo latente, riemerge quando mancano meno di 72 ore all’apertura dei seggi e lo fa in maniera spettacolare, adoperando come palcoscenico nientemeno che gli Champs-Elysées.

Un pregiudicato 39enne, noto ovviamente ai servizi segreti, apre il fuoco contra una camionetta della polizia ed uccide un agente, prima di essere a sua volta liquidato dalle forze di sicurezza (nessun terrorista del Califfato è mai preso vivo, nonostante il contesto spesso favorevole ad una “neutralizzazione” non letale): curiosamente, l’attentatore era già stato condannato per il tentato omicidio di un ausiliario della polizia nel 2005 e, secondo i conoscenti, mostrava evidenti segni di squilibrio mentale6. Si tratta, come in molti casi analoghi di terrorismo “indotto”, di un individuo facilmente manipolabile, più che di un fanatico religioso. Sulla sua auto abbandonata, sono però rinvenuti “un Corano e fogli scritti inneggianti all’ISIS, così come messaggi di sostegno allo Stato islamico sarebbero stati ritrovati accanto al cadavere7”: elementi, uniti alla quasi immediata rivendicazione del Califfato attraverso il consueto Site Intelligence Group, che consentono di “archiviare” il caso quando i due cadaveri sono ancora caldi.

Curioso è anche il profilo della vittima, che sembra appositamente studiato per minimizzare le possibili ricadute dell’operazione a favore del Front National: si tratta, infatti, dell’agente di polizia Xavier Jugelé, iscritto “all’associazione di lesbiche, gay, bi e trans della polizia e della gendarmeria. Aveva un compagno al quale si era unito civilmente ma nessun figlio8”. È, curiosamente, lo stesso elettorato che l’ex-banchiere Rothschild, Emmanuel Macron, sta cercando di conquistare in vista del voto9. Ed è sempre Emmanuel Macron a intervenire per primo, durante l’ultimo confronto televisivo prima del voto, sull’attentato appena avvenuto, asserendo che “cette menace, elle fera partie du quotidien des prochaines années10”. L’ultimo assist servito in extremis al candidato dell’establishment.

Che conclusioni si possono trarre da quest’ennesimo atto di guerra psicologica?

  • Marine Le Pen è saldamente in testa nei sondaggi “segreti” e vincerà con ampio margine il primo turno;
  • la strategia della tensione si intensificherà in vista del ballottaggio;
  • ampi spezzoni dello Stato, in primis i servizi segreti, lavoreranno contro la presidenza di Marine Le Pen;

Il 2017 entrerà nel vivo tra poco meno di 48 ore e l’attentato agli Champs-Elysées è solo il chicco di grandine che anticipa la tempesta.

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