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PERGINE: L’ESTATE CHE VERRA’

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Pergine, l’estate che finalmente arriva, dopo una primavera fredda e piovosa. Sono i turisti, olandesi soprattutto, con le loro caravan dirette al lago che quest’anno comunicano l’arrivo dell’estate.

 

Di questi tempi, il pensiero di molti più che alle vacanze da fare, va al lavoro da conservare ed alle incognite per il futuro.


Chi vive con 1200 euro al mese e riesce anche a risparmiare, quando accende la TV o legge di sfuggita un titolo sulle locandine dei giornali appese all’esterno delle rivendite, pensa come sia stato possibile creare un debito pubblico così enorme:

1880 miliardi di euro, ora forse 2000 miliardi di euro.

Una cifra inimmaginabile: come si scrive una cifra del genere? Con quanti zeri? Quanto si è potuto spendere per creare una “falla” di tale entità?

Ed ora aumenterà l’IVA e con essa tutto. Ogni cosa, servizio, costeranno ancora di più e lavoro ce ne sarà sempre meno. I colpevoli?

I politici, i partiti, tizio e caio, anzi no, più ancora di tutti loro, tutti coloro che hanno vissuto in questi ultimi anni con i soldi delle banche, delle pensioni d’oro, d’anzianità “precoce”.

Ora se non pagheremo il debito altro che ferie, lavoro, speranze per il futuro:

l’Italia finirà come la Grecia….

Ma perché se la colpa è dei politici e dei partiti, perché a governare sono ancora gli stessi, quelli di sempre?

Le elezioni hanno portato un nuovo governo, ma non ci sono soldi per poter fare nulla. C’è anche un nuovo partito, fatto di politici che prenderanno solo 5000 euro al mese, dicono. Anzi non è un partito: è un movimento, i cui rappresentanti a Roma discutono di rimborsi e scontrini. Non si capisce perché se uno fa il proprio lavoro e lo fa bene, non debba essere pagato. La politica non dovrebbe essere fatta per migliorarsi? Accrescere se stessi prodigandosi per gli altri. La quintessenza del senso civico, della pragmatica visione della vita sociale, nella quale il lavoro del singolo si accomuna a quello di altri divenendo una sintesi propedeutica al miglioramento delle condizioni di vita di tutti?

Se questa è la politica, il senso dell’amministrare la”Cosa pubblica”, perché condannarla? In questi ultimi 20 anni non è stato così.

E’ un problema di uomini, di persone. Di chi ci siamo avvalsi in questi ultimi 20 anni?

Cosa dobbiamo fare per cambiare, per essere autentici protagonisti della nostra vita, per fornire il nostro contributo fattivo, di critica, ma anche di suggerimento e sostegno alle idee di chi è preposto all’onere di pensare, programmare e gestire il presente ed il futuro della nostra vita collettiva?

Globalizzazione prima, debito pubblico poi, decrescita oggi.

Queste sono alcune delle parole, ripetute in questi ultimi 20 anni, sino all’ossessione, sui media, da illustri pensatori, economisti, politici, amministratori pubblici e privati. Ribadite e approfondite in analisi esposte su saggi, che hanno annunciato prima e spiegato successivamente le ragioni della nostra crisi economica e finanziaria.

Ma i problemi restano e trovano rimedi che ne aggravano gli oneri e l’entità.

La soluzione sembra stia più nel subire passivamente il problema che nel ricercare il modo per uscirne. L’alternativa, viene ribadito da più parti, è incorrere nella sorte della Grecia. Sorte sulla quale, dai media nostrani, riceviamo rare e fuggevoli notizie di disordini di piazza e aspri provvedimenti economici, attuali come terapie estreme.

Queste sono alcune delle domande e delle risposte che aleggiano per l’aria di Pergine in questi ultimi mesi. Sfiducia, rassegnazione e, in qualche caso, insofferenza. Un’insofferenza manifestata con l’astensione al voto, anche in occasione delle ultime elezioni comunali, dove la percentuale dei votanti è stata tra le più basse di sempre.

Elezioni dalle quali è però sortita una situazione inedita.

Un nuovo sindaco, molte persone sconosciute alla politica siederanno negli scranni dell’amministrazione comunale e dopo vent’anni anche il pensiero politico, il modo di gestire la città sarà, forse, diverso.

Forse. Pergine ha forse trovato il modo per cambiare, per far divenire i propri abitanti più protagonisti della propria vita. Più partecipi alla vita politica e quindi più interessati agli altri ed in questo modo più attenti ad evitare che pericolosi imbonitori della decrescita, rendano inefficace la voglia di fare. Di cambiare, di ottenere una nuova crescita civica ed economica, che sappia infondere fiducia prima e benessere poi ad una comunità laboriosa e concreta, proiettata al futuro dei propri figli.

Questa è a Pergine l’estate che verrà.

Stefano Radi

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