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Intervista a Bruno Dorigatti Presidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento

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Nell’imminenza delle prossime elezioni provinciali, incontriamo Bruno Dorigatti Presidente del Consiglio della Provincia di Trento, candidato nelle liste del PD.

Nato a Lavis nel 1947, dopo aver frequentato la scuola professionale di arti grafiche, iniziò a lavorare come grafico in un'azienda trentina.

Dopo anni di attività sindacale, nel 1996 divenne Segretario Generale della CGIL del Trentino, ricoprendo tale ruolo sino al 2004. Successivamente membro della Segreteria del Sindacato Pensionati CGIL, nel 2008, accogliendo l’invito di esponenti politici locali, venne candidato alle elezioni provinciali ottenendo un ampio consenso elettorale (quarto per numero di preferenze).

Entrato in Consiglio Provinciale come consigliere, dopo due anni e mezzo è stato eletto Presidente del Consiglio Provinciale.

Presidente, quali prospettive si affacciano per il Trentino nei prossimi 5 anni ?

Quando nel 2008 entrai a far parte del Consiglio Provinciale, la crisi economica era già  sopraggiunta. Oggi, dopo 5 anni, ci troviamo ancora innanzi alle problematiche ad essa connesse ed a quelle collegate alla nuova congiuntura che l’ha seguita, anche se molti nodi sono stati sciolti, mediante interventi finalizzati all’aiuto delle famiglie e delle imprese trentine.

Un elemento importante, che ci ha aiutato in questi anni a difenderci dalle “pressioni esterne” esercitate dalla crisi,  è stato la capacità di utilizzare i valori e le risorse derivanti dall'autonomia.

Il 5 settembre di ogni anno ricorre la festa dell'autonomia e ciò mi fa ricordare spesso che dovremmo avere maggiore consapevolezza dello strumento “Autonomia”. Non è sufficiente difenderla, perché questo significherebbe chiudersi, dovremmo invece essere capaci di aprirci, dando valore agli aspetti intrinseci dell'autonomia, costituiti soprattutto dal buon governo e dall’innovazione, per essere un punto di riferimento non soltanto per i nostri vicini, ma anche per l'Europa.

Grazie al lavoro svolto con il Governo siamo riusciti nel corso degli anni ad ampliare quest’autonomia:

non ultime le deleghe per l'Università e per il lavoro. Ora dobbiamo puntare alla delega fiscale, per ottenere in tal modo un’autonomia integrale.

A riguardo possiamo affermare che si sta esaurendo una fase per lo strumento dell'Autonomia, in quanto il secondo statuto non risponde più ad un dinamismo efficace nei rapporti con lo Stato e con l'Europa.  Dobbiamo ora lavorare ad un terzo statuto, che coinvolga non solo l'Euregio (Sudtirolo e Tirolo), ma anche la Baviera, al fine di ampliare quel bacino di visibilità, di capacità economica, politica e culturale che, con il cambiamento dell’Europa, ci permetta di crescere ulteriormente e fornire una risposta positiva sul piano della sanità, dell’assistenza sociale, dell’ambiente e del lavoro.


Parlando di Europa, quali investimenti ritiene che il prossimo governo provinciale dovrà attuare per dare maggior forza all’economia trentina ?

Nella precedente legislatura abbiamo impiegato molte risorse per aiutare:

gli imprenditori e su questa linea dobbiamo proseguire, dando contributi a quelle imprese che garantiscono determinati impegni, riducendo e, se possibile, eliminando i vincoli burocratici; è stata ridotta la tassa IRAP con la prospettiva di toglierla; stiamo altresì lavorando con il governo centrale nell’intento di abbassare l’IRPEF e quindi il cuneo fiscale;

le persone (quasi 2000), che nel comparto edile e manifatturiero hanno perso il lavoro, mediante provvedimenti volti non solo a superare il primo momento di disagio sociale dovuto all’improvvisa assenza di lavoro (ammortizzatori sociali più alti che nel resto d’Italia), ma anche adottando tutte le risorse poste in campo dall’Agenzia del Lavoro, per la riqualificazione e la formazione di queste persone, dotate di buone possibilità per rientrare nel mercato del lavoro, anche con nuove mansioni;

i Comuni, che hanno potuto investire le risorse economiche attribuite finanziando piccole opere che hanno dato lavoro alle imprese artigiane locali.

Tuttavia, si dovrà lavorare ancora sulla regolamentazione degli appalti, per riuscire, anche attraverso la frammentazione dei lavori, ad appaltare le opere alle imprese trentine.

Si dovranno inoltre rafforzare i protocolli, nel pieno rispetto delle leggi europee e nazionali, individuando tutte le soluzioni che permettano la distribuzione dei lavori all’interno del territorio provinciale.

Importante rilievo è stato dato alla ricerca ed all’innovazione dei “saperi”, adottando una capillare selezione degli interventi, volti ad utilizzare il più ampio spettro di potenzialità del Trentino.

In questi anni si è voluto investire in una scommessa sulla scienza e sulla cultura. Mi riferisco in particolare al Museo della scienza (il MUSE):

se vogliamo confrontarci con l’Europa è indispensabile investire in questo ambito, così come si dovrà proseguire con gli investimenti nel miglioramento della qualità del settore turistico.

La Provincia Alto Adige ha rispetto a noi, un miliardo in più di entrate dal settore turistico, che significano un paio di punti in più del nostro PIL. Questo non è un aspetto da sottovalutare in vista della scadenza ormai prossima del 2017 quando, le risorse economiche alle regioni, verranno ridistribuite in funzione del PIL prodotto. Diventa indispensabile quindi ampliare la rete dell’offerta, cercare di attirare anche nella nostra Provincia il turista tedesco in generale e della Baviera in particolare, fornendo maggiore qualità nei servizi proposti dal settore ricettivo alberghiero/turistico.

Per quanto riguarda il tema dell’accoglienza, diventa difficile pensare ad un cambiamento culturale finché altri partiti incentrano la loro campagna elettorale sulla diversità di trattamento che la Provincia offre agli stranieri. Presidente che cosa può dirci a riguardo?

Nulla di più falso. Posso solo dire che la Provincia ha investito nel modo adeguato le proprie risorse, dando vita ad interventi fortemente innovativi, quale il “reddito di garanzia”. Il nostro Governo a Roma ne sta discutendo da anni, ma ancora non c’è nulla di simile in Italia. Il reddito di garanzia, non ha nulla a che fare con il reddito di cittadinanza, che è qualcosa che esula dalle nostre possibilità e competenze provinciali. Quindi, dinnanzi a persone che sono prive di protezioni sociali, mi sembra che garantire un minimo di sussistenza e garanzia assistenziale, sia un forte elemento di civiltà e di grande attualità. Inoltre, questa iniziativa dà ulteriore senso al valore dell’autonomia, che sa e deve rispondere a queste problematiche sociali. Le ricordo che gli ammortizzatori sociali sono fruibili per tutti e, quindi, ne beneficiano anche molte famiglie trentine. Ne sono un esempio le case ad affitto agevolato, dove solo il 10 % degli alloggi disponibili sono assegnati alle persone straniere, mentre il 90% è dato alla popolazione trentina.

 

Si sente spesso dire , anche negli ambienti istituzionali dove le persone meno fortunate vanno a chiedere un aiuto: “Se avevi la pelle di un altro colore sarebbe stato tutto più facile”!

Ritengo questo tipo di affermazione sconcertante e deludente soprattutto se proviene da funzionari che occupano i ruoli preposti al servizio specifico. Lo affermo come cittadino, ma ancor più come Presidente del Consiglio Provinciale:

nel momento stesso in cui queste persone pensano e ancor più dicono queste falsità, dovrebbero dimettersi. Queste affermazioni, così spurie, generano solo invidie infondate e malumori tra persone che hanno, in fondo, la stessa “colpa”, ovvero il bisogno, il disagio, la necessità di solidarietà ed aiuto.

Non c’è nulla di più sciocco di chi specula sulle difficoltà e sulle paure del prossimo. Penso che i recenti drammatici eventi, occorsi al largo di Lampedusa, dovrebbero far riflettere, sia questi funzionari, che i trentini in generale, perché questo problema delle migrazioni dalla guerra e dalla fame, non è un problema  nazionale ma bensì Europeo.

Queste persone fuggono disperatamente da situazioni ambientali difficili, prive di sicurezza e prospettive di vita futura, nelle quali è arduo poter provvedere al proprio sostentamento e, quando raggiungono il nostro Paese e vi si stabiliscono, vivendo nel rispetto delle nostre leggi e tradizioni culturali, svolgono quei lavori che prima della crisi l’italiano ed anche il trentino disdegnavano. L’Europa deve intervenire per far sì che nei loro paesi cessino le guerre e che si creino le condizioni per sviluppo e solidarietà, lavoro e coesione sociale. A corredo di questo pensiero, ritengo che proprio sulla base del criterio filosofico che ha ispirato il sistema legislativo della Provincia sulla distribuzione degli aiuti, le persone che hanno meno debbano ricevere di più. Questo perché, ad esempio, non è giusto che se Bruno Dorigatti dispone di maggiori risorse economiche, possa poter beneficiare del trasporto pubblico gratuito: se ho di più devo pagare di più.

E’ quindi possibile che queste famiglie indigenti o economicamente fragili siano aiutate di più, ma solo perché hanno più figli (i trentini per altro ne hanno sempre meno), perché hanno basso  reddito e quindi più bisogno. Peraltro, per quanto ho potuto constatare dai dati a nostra disposizione, anche molte famiglie trentine hanno potuto beneficiare del reddito di garanzia.

Signor Presidente, prima sono state menzionate le spese che l’Amministrazione Pubblica sostiene per la sanità (circa il 24% del bilancio annuale della Provincia), quali provvedimenti ritiene si debbano adottare per garantire una buona assistenza sanitaria ?

Abbiamo introdotto una nuova legge che definisco “dell’autosufficienza”, scritta da me e dal Consigliere Magnani ed accolta dall’Assessore Rossi, poi votata e approvata. Oggi, questa legge provinciale dà un aiuto sostanziale a coloro che decidono di tenere in casa i propri cari, evitando di metterli nelle RSA, ricorrendo al ricovero a posteriori solo nel caso che la malattia degeneri.

Va ricordato che in Trentino vi sono circa 4500 badanti e 1200 persone che attendono di essere accolte nelle RSA. Tra queste strutture ve ne sono 46 dislocate nel territorio del trentino, che rispondono molto bene alle domande attuali, garantendo un ottima assistenza.  In questo progetto sono state investite risorse ammontanti a circa 22 milioni di euro, nella consapevolezza dell’insufficienza dell’intervento, ma nel contempo, della necessità in questa stagione di profonda crisi economica, di ripartire gli interventi nei vari ambiti di utilità sociale, dai quali provengano le più urgenti sollecitazioni, considerando che esse mutano rapidamente di natura e dimensione. Stiamo cablando tutto il trentino, così da poter permettere l’emissione dei certificati medici  on–line .

La politica e la società. Come si spiega questo distacco della società civile dalla politica?

Si tratta di un fenomeno sicuramente preoccupante e poco rassicurante. E’ la stessa frammentazione politica a cui oggi assistiamo nelle elezioni provinciali, ad essere indice della frammentazione sociale di cui la politica è solo lo specchio.

La società così rappresentata è sicuramente frantumata, quindi divisa, divenendo, conseguentemente,  più egoista e più arida. Dobbiamo ritornare alle nostre origini, richiamandoci al filone della solidarietà, che oggi è rappresentata dalla cooperazione, dalle varie associazioni e dal volontariato, che costituiscono quegli elementi di coesione che hanno fatto diventare grande il Trentino.

Se il Trentino non ha questa prospettiva di coesione, non ce la farà a superare questa crisi e le grandi sfide che ci attendono anche con l’Europa.

Credo che molte persone non siano a conoscenza di tutto il lavoro svolto in questi anni per contenere la crisi: tutti gli investimenti che la Provincia ha effettuato nella ricerca, nella tecnologia, grazie ai quali molti centri di ricerca sono all’interno d’importanti centri Europei. L’elettorato trentino, deve comprendere che la nostra provincia è in una situazione di cambiamento, perché si è conclusa una fase e si deve avere la consapevolezza che oggi dobbiamo crescere, crescere e crescere, quindi è necessaria una prospettiva politica e culturale per i prossimi anni, volta a sviluppare questo processo di crescita.

Siamo in una crisi che non terminerà domani, ma che ci porteremo al seguito, perché non è solo una crisi economica, ma culturale, determinata da un ventennio berlusconiano, che ha demolito la capacità delle persone di rapportarsi con la comunità e di partecipare attivamente. Sarà quindi essenziale per il prossimo futuro, il coinvolgimento della popolazione, con piattaforme on-line (media civici, attualmente utilizzati dalla città di Firenze e dal Senato della Repubblica), utilizzabili nella stesura delle leggi. Esse consentono a chi ne ha la conoscenza e dispone di dati certificati, di apportare un valido contributo alla discussione della formazione delle leggi.

I siti pubblici dovranno essere del tipo “aperto”, ai quali tutti potranno accedere. Tutte le informazioni potranno essere  modificabili, al fine di permettere al cittadino d’inserire contributi fondati su logiche di ragionamento anche molto diverse da quelli seguite dall’Amministrazione Pubblica (si pensi ai bilanci open data). Quindi, questo cambiamento culturale dovrà essere accompagnato da una classe politica che possa “saper cambiare”, ed a maggior ragione da parte di chi debba governare.

Questo cambiamento culturale, dovrà avvenire soprattutto nella formazione scolastica, ampliando i programmi d’insegnamento interculturale e di conoscenza di due o tre lingue straniere. Si dovrà incominciare dalle scuole materne, accompagnando l’informazione linguistica orale con l’esperienza ludica.

Le lingue stanno dentro l’economia, stanno dentro il turismo, stanno dentro l’accoglienza, stanno dentro i saperi e questo permette ad una comunità, d’essere attivamente partecipe della società mondiale ed europea rendendola competitiva.

Giorgio Decarli

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