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Elezioni Provinciali 2013, chi potrà essere peggiore del Principe?

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Ci avviciniamo a grandi passi al termine della legislatura provinciale, che segna la conclusione di un’epoca: la presidenza di Lorenzo Dellai.

Un periodo lungo, che ha visto la crescita e, nei mandati che si sono succeduti, l’affermazione incontrastata del suo potere, della sua leadership su tutti gli altri partiti ed esponenti politici, anche all’interno del proprio partito.

Leader di fatto incontrastato nella propria coalizione, ha saputo allontanare, senza esitazioni, quanti potevano intaccare il suo ruolo.

Difficile dire se questo sia stato il frutto di una superiore capacità politica personale o di un’inferiore, talvolta insufficiente, abilità o determinazione degli altri esponenti politici, ma resta fermo un fatto, una considerazione che non può essere smentita:

piaccia o meno, Lorenzo Dellai ha dimostrato una caratura politica, difficile da trovare oggi anche a livello nazionale, al punto da far dubitare che l’appellativo di “Principe”, gli sia stato attribuito più per doti affini al signore di Macchiavelli, che per la contiguità di ruolo con l’antico signore della nostra provincia.

Discutibili sono invece, come logico che sia, alcune scelte in materia di strategia economica e di prospettiva di sviluppo. In particolare quelle relative al sostegno, fornito ad oltranza ed oltre ogni ragionevole limite, a cooperative caratterizzate da una gestione fallimentare, alla creazione di enti e uffici utili solo per collocare ex esponenti politici, privi dell’adeguata professionalità, sistemare soggetti di mediocri capacità, fatti divenire manager d’importanti partecipate provinciali, che si sono avvicendati ad autentici manager di caratura nazionale, ben retribuiti e ivi parcheggiati, perché momentaneamente marginalizzati dai circuiti funzionali alla loro collocazione.

La loro presenza è stata, in alcuni casi, utile per “sprovincializzare” un Trentino giustamente geloso della propria autonomia e delle opportunità che da essa pervengono, ma troppo spesso autoreferenziale, indubitabilmente convinto delle proprie capacità in tutti i campi.

E’ su questo versante che, forse, il governatore Dellai ha trovato le maggiori difficoltà.

Quel trentino modesto e riflessivo, laborioso e onesto che aveva tramandato sino alle scorse generazioni, le caratteristiche peculiari della rigida scuola asburgica, si è progressivamente dedicato al culto dell’autostima ed al rinnovamento della propria prassi di vita, assimilando comportamenti e stereotipi tratti, in particolare per quanto riguarda la dirigenza, dalla “peggiocrazia” che pervade tutta l’Italia.

Vi sono indubitabilmente delle eccezioni virtuose, che assurgono ad autentici alti valori professionali, individuabili nel cuore della macchina amministrativa provinciale, i quali hanno retto silentemente, ma con capacità e dedizione, le sorti dei propri uffici, assicurando alla collettività il funzionamento affidabile dell’amministrazione pubblica, colmando e ovviando alle lacune procurate da decisioni politiche improvvide.

Oggi, il quadro elettorale che si propone dinanzi agli elettori trentini, offre la più ampia scelta di liste e candidati presidente, tutti pronti ad assumersi l’onere di una gestione amministrativa di una provincia che già oggi, ma ancor più nei prossimi anni, vedrà drasticamente ridotte le proprie risorse finanziarie, non solo per la contrazione dei contributi romani, ma anche per effetto dei costi dell’eccessivo numero di società partecipate, utili, in sintesi, solo alla collocazione di chi ne riscuote lo stipendio.

Perché? Qual’è l’origine, la motivazione di cotanto senso civico, d’amore per la propria terra e per i concittadini che la popolano?

L’amministrazione del Trentino del prossimo lustro costituirà un compito arduo, che richiede ampie competenze, elevata capacità politica e, soprattutto, di una dedizione personale elevatissima, perché la crisi economica in corso, non sarà passeggera, ma strutturale ed i trentini dovranno adeguarvisi ed esprimere abilità, soprattutto imprenditoriali,  che sappiano produrre risultati economici concreti, perché sul loro valore verrà calcolata l’entità dei contributi che perverranno a questa demograficamente piccola enclave territoriale, innamorata del proprio saper fare.

Ma, per cominciare, nel corso di questa campagna elettorale ricca di protagonisti politici alla ricerca della migliore proposta di marketing per attirare l’attenzione e quindi i consensi, si è registrata una carenza assordante: quella dei programmi.

Certo, tutte le liste hanno proposto il proprio, ma la variabile tra l’uno e l’altro oscilla tra l’inconsistenza per la ristrettezza di prospettiva e l’assenza di concretezza, assumendo più le sembianze di una lista dei desideri utile per una lista di nozze, che quella di un’enunciazione, per quanto stringata e quindi comprensibile a tutti, di una linea di pensiero che sappia tradursi in atti concreti di governo. Eppure, gli spunti ed i problemi da risolvere abbondano.

In questo contesto preelettorale vi è anche una nuova componente politica, che alle elezioni nazionali dello scorso febbraio ha mediamente raccolto, anche qui in provincia di Trento, quasi ¼ dei suffragi, cavalcando la giusta indignazione popolare per la leadership politica e per l’assenza di etica che pervade tutta la società.

Il Movimento 5 Stelle si è presentato agli elettori come il paladino dell’antipolitica, l’alfiere dell’affrancamento della nostra democrazia dalla partitocrazia pervasiva e soffocante le libertà costituzionalmente sancite, afferendo a sé il ruolo di affidabile, perché onesto, riformatore della nostra società.

Nonostante la cospicua rappresentanza parlamentare, che si avvale anche della presenza di uno scranno conquistato più con i voti assegnati dai trentini alle parole di  Grillo, che alle qualità del candidato, dopo otto mesi di attività e una pressoché costante presenza mediatica, assicurata da un abile strategia di marketing operativo, questa nuova compagine politica ha messo in luce alcune evidenti incongruenze, che inficiano la ragione stessa della sua esistenza.

Le stesse modalità di scelta dei candidati, al di là delle rispettive intrinseche capacità politiche, evidenziano prassi proprie della partitocrazia tanto sonoramente detestata.

Chi si propone quale riformatore, puntando l’indice sulle malefatte altrui, deve assumere un comportamento integerrimo, inconfutabilmente corretto: se non vi riesce, si affossa in una situazione peggiore di colui che biasima, perché manifesta la sua totale inaffidabilità e malafede.

In una parola:

dimostra d’essere una “patacca” e questa, il Trentino di domani, non può permettersela, nemmeno all’opposizione.

 

M.M.F.Cattani

 

 

2 commenti

  • Link al commento Nico Reali Gio 31 Ottobre 2013 inviato da Nico Reali

    Buon giorno, Signor Gino come avrà notato questo giornale è aperto a tutti, si registri e poi La invito a fare Lei stesso un'articolo.

    Grazie

  • Link al commento Gino Sab 26 Ottobre 2013 inviato da Gino

    chissà perchè su questo sito trovo esclusivamente denigrazioni verso il movimento 5 stelle.. perchè non parli di mosna e del suo compagno di merende grisenti?
    oppure dei quadrupli incarichi di parecchi candidati del centro sinistra.. alcuni sono già attualmente consiglieri

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