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Ha vinto l’astensionismo

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Guadagna enormi consensi, anche qui in Trentino, il partito che ha ormai quasi raggiunto il 40% dei suffragi: il Partito degli Astenuti.

Gli altri vincitori, quelli che comunque si accaparreranno uno scranno in consiglio provinciale, non se ne curano perché, tanto, alla fine è la maggioranza dei voti che conta. Una maggioranza calcolata proporzionalmente sul numero dei votanti. Un concetto che Alexis de Tocqueville spiega molto bene nel suo saggio La Democrazia in America, parlando della “dittatura della maggioranza”.

Tutti quei cittadini che non si sono recati alle urne (ben il 37,19%!), “spariranno” e non se ne parlerà più fino alle prossime elezioni, considerati puro dato statistico.

C’è chi ama chiamarla “disaffezione alla politica”, ma forse è semplicistico definire così il comportamento di cittadini che hanno scientemente deciso di non esercitare un loro diritto, costituzionalmente sancito.

Che cosa sono essi ,allora?

Disattenti?  Apatici?  Menefreghisti?  Qualunquisti?

Forse l’aggettivo che meglio li rappresenta è: sfiduciati.

Sfiduciati, perché certi che nulla comunque cambierà, che tutto sarà sempre a favore di pochi eletti.

Sfiduciati, perché sicuri di non poter far parte della ristretta cerchia dei privilegiati, mai. Anche qui, nel nostro benestante Trentino.

Allora perché votare? Perché farsi irretire da parole vuote e senza senso, piene di promesse? Meglio starsene a casa tranquilli, con la coscienza di chi sa di essere nel giusto, con la consapevolezza di aver avuto il pieno diritto di disattendere un dovere (come spesso amano chiamare il diritto di voto: “dovere!”).

Ebbene, ben 154.957 trentini hanno deciso che quel “dovere” non valeva la pena rispettarlo e soprattutto non valeva la pena esercitare il loro diritto di scelta.

Nessuno ne terrà conto. Maggioranza ed opposizione si spartiranno, come di consueto, incarichi e prebende. Nessuno si ricorderà d’essere anche il rappresentante politico di più di un terzo di elettori manifestamente scontenti di questa politica.

Ma chi non ha votato lo sa bene e, si auspica, non se ne dimentichi e continui a difendere la propria libertà, anche se si tratta della libertà di non scegliere.

 

Cinzia Albertini

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