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Sabato, 25 Aprile 2015

Viva la liberazione! In evidenza

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Viva la liberazione!

25 aprile. Data che si ricorda e festeggia, quest’anno per la settantesima volta, come un giorno di pace. Uno spartiacque tra l’orrore di un lungo conflitto totale, che aveva coinvolto il mondo per 5 anni e il sereno incedere della vita lunga e prosperosa che tutti si augurano.

Da domani, trascorsi i settant’anni imposti da un’apposita legge del nostro Paese, saranno finalmente disponibili per la consultazione, i documenti sin qui secretati con cura e spesso speciose giustificazioni, che potrebbero fornire una lettura diversa dei fatti della politica italiana e mondiale di quei crudeli anni. Eventi, che hanno fortemente condizionato i decenni a seguire e dai quali molti hanno tratto vantaggi sino ad oggi.

Sugli scaffali delle librerie è apparso in questi giorni un ultimo libro di storia scritto da Gianni Oliva, (Il tesoro dei vinti) che riassume quanto gli storici, avevano già scoperto da tempo su una delle vicende di quei giorni, peraltro marginale rispetto al contesto.

Ma i tempi di guerra sono ancora all’orizzonte. In questi stessi giorni è nata in Italia, ultima tra altri grandi Paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Spagna e Grecia), un’iniziativa per promuovere l’uscita della Nazione dalla NATO. Quell’organizzazione sorta dopo la guerra che oggi si ricorda, per difendere i popoli membri dalla minaccia di un’aggressione sovietica. Minaccia che i nostri media ritengono rinnovata, dopo l’avvio della crisi in Ucraina.

Tutti però possono constatare come l’idea di pace e democrazia propugnata con tanto fervore dai governi occidentali guidati dagli USA, abbia condotto ad un dominio del denaro sulle persone, alla supremazia del mercato rispetto ai bisogni ineludibili dei popoli e come l’uso della forza, intesa quale guerra, sia stato esercitato per fini rivelatisi utili all’esclusivo interesse delle grandi multinazionali che imperano sulle risorse del mondo.

Oggi anche l’italico solerte “ragionier Bianchi”, immagine per antonomasia del contribuente timorato di Dio e ubbidiente cittadino, ha compreso che qualcosa non torna tra il dire e il fare di governi e capi di stato. Persino lui percepisce che tra le “boutade” di un premier, megafono dei poteri che l’hanno posto al governo e la realtà del quotidiano, vi è una profonda, incolmabile differenza.

Nell’attesa che la mente del signor Bianchi riesca, nell‘interesse proprio e collettivo ad individuare le opportune soluzioni per la sua stessa sopravvivenza, è opportuno considerare che il conflitto di cui oggi si festeggia l’epilogo, fu voluto per le stesse ragioni e dagli stessi ambienti economici, che da un anno con la crisi Ucraina hanno avviato la guerra all’Europa:

il dominio di pochi sul mondo.  

 

Mirco Cattani

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